DonPinoEsposito.it Rss http://www.donpinoesposito.it/ Don Pino Esposito - Ama Dio e fa quello che vuoi perché chi ama Dio fa sempre la sua volontà it-it Sun, 19 May 2019 13:32:54 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito) donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito) Mediacontent http://www.donpinoesposito.it/vida/foto/logo.png DonPinoEsposito.it Rss http://www.donpinoesposito.it/ Domenica 19 maggio http://www.donpinoesposito.it/mc/785/1/domenica-19-maggio

Quando Giuda fu uscito (dal cenacolo), Gesù disse: “Ora il figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”.

Don Pino Esposito

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Sun, 19 May 2019 13:32:54 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/785/1/domenica-19-maggio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 5 maggio http://www.donpinoesposito.it/mc/784/1/domenica-5-maggio

Dal Vangelo secondo Giovanni (21, 1-19)

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare Tiberiàde. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare”. Gli dissero: “Veniamo anche noi con te”. Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gli risposero: “No”. Allora egli disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “E’ il Signore”.  Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontano da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: “Portate un po' del pesce che avete preso ora”. Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatre grossi pesci. E benchè fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: “Venite a mangiare”. E nessuno dei discepoli osava domandargli: “Chi sei?”, perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. 
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli disse di nuovo, per la seconda volta: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pascola le mie pecore”. Gli disse per la terza volta: “Simone, figlio di Giovanni mi vuoi bene?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: “Mi vuoi bene?”, e gli disse: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: “Seguimi”.

Don Pino Esposito

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Sun, 5 May 2019 12:18:14 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/784/1/domenica-5-maggio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 28 Aprile http://www.donpinoesposito.it/mc/783/1/domenica-28-aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. 
Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati, a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”. Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”. 
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tenti la tua mano, e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”. Gli rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. 
Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Don Pino Esposito

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Sun, 28 Apr 2019 13:44:00 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/783/1/domenica-28-aprile donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 21 Aprile - Giorno di Pasqua http://www.donpinoesposito.it/mc/782/1/domenica-21-aprile---giorno-di-pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto”.

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Don Pino Esposito

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Sun, 21 Apr 2019 08:37:59 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/782/1/domenica-21-aprile---giorno-di-pasqua donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Ognuno ha una croce da portare per arrivare alla Resurrezione, queste le parole di Papa Francesco http://www.donpinoesposito.it/mc/781/1/ognuno-ha-una-croce-da-portare-per-arrivare-alla-resurrezione-queste-le-parole-di-papa-francesco

Domenica 17 marzo Papa Francesco, durante l'Angelus, ha ricordato a tutti noi fedeli l'importanza della Resurrezione e la necessità di perseverare su un cammino di sofferenza proprio per poterla raggiungere. Nella seconda domenica di Quaresima, infatti, le Sue dure parole sono state incentrate sulla forza di sopportare ciò che la quotidianità ci impone, perché "nessuno arriva alla vita eterna se non seguendo Gesù, portando la propria croce nella vita terrena".

Ognuno è costantemente chiamato a soffrire, ad affrontare prove e difficoltà, ma dobbiamo tenere a mente che si tratta di "passaggi necessari ma transitori" che servono a guidarci verso la via d'uscita, per usare le parole di Francesco verso il "volto luminoso di Cristo" nella Sua Trasfigurazione nella Pasqua1.

Fu lo stesso Isaia a profetizzare come "si sveglieranno ed esulteranno quelli che giacciono nella polvere" perché "il Creatore del mondo [...] per la Sua misericordia [gli] restituirà di nuovo lo spirito e la vita. Sarà in questa verità che troverà consolazione anche Giobbe, quando si ripeterà "lo so che il mio Vendicatore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Senza la mia carne, vedrò Dio".

Nel Vangelo, infatti, dopo aver condotto Pietro, Giacomo e Giovanni "in disparte, su un alto monte" mostrò loro il Suo volto trasfigurato tanto da non essere più somigliante a un volto umano. Fu soltanto dopo un iniziale stupore che Pietro riuscì ad esprimere il momento di Grazia che stava vivendo augurandosi che potesse durare in eterno. Nessuno, fino ad allora, era pronto ad accettare la Pasqua di sofferenza, morte e resurrezione.

Ma la gloria della resurrezione non può che passare attraverso lo scandalo della passione e della morte sulla croce, la via di sofferenza scelta dal Padre per concedere l'eternità al Figlio, e così noi umani siamo chiamati a ripercorrere le Sue orme caricandoci le nostre personali croci sulle spalle, simbolo e mezzo di pace attraverso il dolore.

Francesco, sempre durante l'Angelus, ha voluto focalizzarsi sulla transitorietà di questo supplizio, che non deve essere fine a se stesso per tramutarsi in una sorta di "sadomasochismo" ma deve rimanere un "passaggio necessario" per raggiungere la luce del "volto di Cristo trasfigurato" portatore di salvezza, beatitudine, luce e infinito amore. Lo stesso Papa, poi, ha ricordato a tutti noi come sia attraverso la preghiera che silenziosamente possiamo ascendere al monte e, nel cuore, continuare il nostro dialogo interiore con Gesù. Fissando il Suo sguardo nel nostro cuore, otteniamo la luce che irradia le nostre azioni e il mondo intero guidandoci ad allietare le nostre sofferenze1.

Perché "quelli che si amano, cercano di vedersi. Gli innamorati hanno occhi soltanto per il loro amore. Non è naturale che sia così? Il cuore umano avverte questi imperativi. Mentirei se negassi che mi punge un grande desiderio di contemplare il volto di Gesù Cristo. Vultuum Tuum, Domine, requiram; cercherò, Signore, il Tuo volto". Un desiderio, questo, che verrà esaudito nel momento in cui manteniamo ben salda la nostra fede, in quanto la sollecitudine di Dio nei confronti delle Sue creature ha predisposto la "resurrezione della carne".

Dopo le sofferenze, quindi, risorgeremo nello stesso corpo che abbiamo avuto durante la vita terrena, nella stessa carne "in cui viviamo, sussistiamo e ci muoviamo". Perché "in Cristo Tuo Figlio, nostro Salvatore, rifulge a noi la speranza della beata risurrezione, e se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell'immortalità futura. Ai Tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un'abitazione eterna nel cielo".

Coloro i quali saranno resuscitati nella Gloria, come ci comunica Giovanni nell'Apocalisse, "non avranno più fame, non avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta". Queste sofferenze, che oppressero il cammino del popolo lungo il deserto e che si ripropongono a noi sotto forma di ostacoli quotidiani, avranno fine soltanto con la Patria definitiva.

La fede e la speranza che la nostra carne verrà glorificata ci porterà a nutrire verso essa un dovuto rispetto, per questo "non è lecito dunque disprezzare la vita corporale dell'uomo. Al contrario, questi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla Resurrezione dell'ultimo giorno". Ciononostante, il segreto sta nel non dimenticare mai come più in alto della salute risiede l'accettazione amorosa della volontà di Dio sulla nostra vita, e per questo motivo non ci è consentito soffermarci troppo a lungo sull'importanza del benessere fisico.

In nessun momento, infatti, dobbiamo perdere il focus di dove siamo diretti e di cosa rappresentano le cose terrene che ci circondano e ci preoccupano. La nostra meta è sempre il cielo, perché Dio ci ha creati, anima e corpo, per stare accanto a Suo Figlio. Ed è per questo motivo che, qui sulla Terra, "l'ultima parola non potrà che essere un sorriso... un canto di gioia.

Don Pino Esposito

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Tue, 16 Apr 2019 16:59:35 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/781/1/ognuno-ha-una-croce-da-portare-per-arrivare-alla-resurrezione-queste-le-parole-di-papa-francesco donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 14 aprile http://www.donpinoesposito.it/mc/780/1/domenica-14-aprile

Dal Vangelo secondo Luca (19,28-40)

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Bètania, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: “Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”. Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: “perché slegate il puledro?”. Essi risposero: “Il Signore ne ha bisogno”.

Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: “Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!”.  Alcuni farisei tra la folla gli dissero: “Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”. Ma egli rispose: “Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre”.

Don Pino Esposito

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Sun, 14 Apr 2019 13:47:24 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/780/1/domenica-14-aprile donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 7 aprile http://www.donpinoesposito.it/mc/779/1/domenica-7-aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere con il dito per terra.

Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed ella rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù disse: “Neanch’io ti condanno; và ed ora in poi non peccare più”.

Don Pino Esposito

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Sun, 7 Apr 2019 22:57:02 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/779/1/domenica-7-aprile donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 31 marzo http://www.donpinoesposito.it/mc/778/1/domenica-31-marzo

Dal Vangelo secondo Luca (15,1-3.11-32)

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”. Ed egli disse loro questa parabola: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.

Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza ed io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Don Pino Esposito

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Sun, 31 Mar 2019 20:06:08 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/778/1/domenica-31-marzo donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
La speranza è la miglior risposta agli ostacoli e alle contrarietà delle nostre giornate http://www.donpinoesposito.it/mc/777/1/la-speranza-e-la-miglior-risposta-agli-ostacoli-e-alle-contrarieta-delle-nostre-giornate

Il viaggio dell'uomo sulla Terra ha termine soltanto in Dio, e ognuno di noi che è homo viator si affretta verso questa meta definitiva senza mai dimenticare di come "dobbiamo fare una provvista di speranza, se vogliamo che i nostri passi possano procedere diretti e vigorosi nella marcia faticosa che ci attende[1]".

Nel caso in cui l'incamminato perdesse questa speranza di giungere a destinazione immediatamente si fermerebbe, perché privo della fiducia arrivare alla sua meta.

Usando una metafora è stato lo stesso Papa Francesco, in una recente Messa svolta a Casa Santa Marta, a indicarci nella donna incinta che attende trepidante l'incontro con il figlio nascituro e quotidianamente si accarezza la pancia per anticiparne il contatto l'immagine del nostro incontro concreto con Gesù, una speranza tangibile che non ha nulla di astratto. Si tratta della stessa saggezza di saper gioire dei nostri "piccoli incontri della vita con Gesù"[2].

Mentre per il raggiungimento di obiettivi terreni ci si affida alla resistenza, all'allenamento e all'esperienza, però, per aspirare al fine soprannaturale della nostra esistenza non bastano più le nostre singole forze ma dobbiamo affidarci a Dio, che è onnipotente e da buon Padre e Amico non ci nega mai il Suo aiuto. La sua bontà e la sua misericordia sono differenti da quelle umane che invece si presentano "come la nube del mattino, come la rugiada che all'alba svanisce"[3].

Attraverso la speranza soprannaturale il fedele confida di raggiungere il suo scopo ultimo che ha già adocchiato cominciando questo suo cammino attraverso il Battesimo.

Non è però questa una meta transitoria, così com’è tipico dei viaggi ordinari in cui qualsiasi tappa è soltanto un passaggio verso altre mete, bensì è mediante questa virtù che cerchiamo e desideriamo l'eternità che il Signore ha promosso ai Suoi fedeli e per la quale ci ha appoggiati nell'arco dell'intero tragitto.

Dio promette noi il Suo aiuto per respingere le tentazioni e coltivare il germe della vita divina dell'anima, e più si presentano le difficoltà e le debolezze più dovrà essere forte in noi la completa fiducia nella Sua volontà e onnipotenza.

Mantenere la speranza è il Suo più grande aiuto alla nostra quotidianità.

Nella Prima Lettura tratta dalla Lettera di San Paolo agli Efesini riusciamo ad ampliare questo concetto ad altri temi, quali la cittadinanza e l'eredità, che rappresentano precisamente "regali che Dio ci ha fatto". Ci ha reso cittadini dandoci allo stesso tempo un'identità, "ha abolito la Legge" per ricongiungerci allontanando in tal misura l'inimicizia, in modo tale che ci è concesso di "presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito". In questa misura possiamo considerarci quasi "concittadini dei Santi" in Gesù, e "la nostra identità è proprio questo essere guariti dal Signore, essere costruiti in comunità e avere lo Spirito Santo dentro", come ha sottolineato lo stesso Francesco.

Proprio per questo motivo la lettura di San Paolo ci ricorda come Abramo "ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto", senza mai vacillare nella certezza della misericordia di Dio e "pienamente convinto che quanto Egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento"[4].

E' Dio che ci fa camminare dritti verso l'eredità con la speranza, che diventa certezza, di essere Suoi concittadini. L'eredità, spiega sempre il nostro Papa, "è quello che noi cerchiamo nel nostro cammino, quello che riceveremo alla fine". Una ricerca che dev'essere costante, e che proprio per questo motivo è sempre accompagnata dalla speranza che rappresenta "la virtù forse più piccola, forse più difficile da capire".

La fede e la speranza, insieme alla carità, rappresentano quindi un dono, e vivere insieme ad esse vuol dire camminare "verso un premio, verso la felicità che non abbiamo qui ma l'avremo là... è una virtù difficile da capire, [...] che non delude mai: se tu speri, mai sarai deluso". Ma, aggiunge Francesco, si tratta anche di una virtù concreta, perché si manifesta nell'incontro con l'amore di Gesù

Noi continueremo a sperare nel Signore perché Egli "è stato messo a morte per i nostri peccati ed è stato resuscitato per la nostra giustificazione" e, quindi, è inconcepibile pensare che potrà mai lasciarci vivere da soli gli ostacoli che ci si parano davanti, senza concederci la Sua mano per superarli. Dipende tutto dall'accettare quest'aiuto che Egli quotidianamente ci offre, una virtù che non risiede nelle nostre condizioni personali ma che si fonda esclusivamente sulla volontà.

"Ogni volta che incontriamo Gesù nell'Eucarestia, nella preghiera, nel Vangelo, nei poveri, nella vita comunitaria, ogni volta diamo un passo in più verso questo incontro definitivo", afferma Francesco

Il tutto senza mai dimenticare che "nam, et si ambulavero in medio umbrae mortis non timebo mala" (anche se dovessi camminare tra le ombre della morte, non temerei alcun male), "quoniam tu mecum es" (perché Tu sei con me)[5].

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Fri, 29 Mar 2019 19:50:11 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/777/1/la-speranza-e-la-miglior-risposta-agli-ostacoli-e-alle-contrarieta-delle-nostre-giornate donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 24 marzo http://www.donpinoesposito.it/mc/776/1/domenica-24-marzo

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13, 1-9).

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: "Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest'albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?". Ma quello gli rispose: "Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai"».

Don Pino Esposito

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Sun, 24 Mar 2019 21:16:58 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/776/1/domenica-24-marzo donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Va ritrovata la purezza per poter sciogliere i cuori di pietra http://www.donpinoesposito.it/mc/775/1/va-ritrovata-la-purezza-per-poter-sciogliere-i-cuori-di-pietra

"Chi non vede le lacrime dei poveri ha il cuore di pietra [e] nella preghiera un cristiano porta tutte le difficoltà delle persone che gli vivono accanto", è stato il concetto cardine dell'ultima catechesi di Papa Francesco dedicata al Padre Nostro. Un invito a ritrovare la purezza del cuore attraverso la preghiera, perché in essa "un cristiano porta tutte le difficoltà delle persone che gli vivono accanto. Pregare non è una specie di anestesia per stare più tranquillo".

E' proprio il cuore, l'intimo dell'uomo, ad essere indicato dal Signore come la custodia degli atti umani, dello spessore del loro spirito. Un'interiorità che deve preservarsi limpida e vergine dal disordine, dal rancore o dall'invidia.

Al suo interno ha origine la benevolenza che si manifesta, poi, esteriormente, e vi matura, mediante la grazia, la più sincera pietà del rapporto con Dio.

E' questo amore che rende limpido, comprensivo e cordiale il rapporto con il nostro prossimo, tanto che lo stesso Francesco ci spiega come "quando scende la sera, [l'uomo] racconta a Dio i dolori che ha incrociato in quel giorno; pone davanti a Lui tanti volti, amici e anche ostili; non li scaccia come distrazioni pericolose. Se uno non si accorge che attorno a sé c'è tanta gente che soffre, se non si impietosisce per le lacrime dei poveri, se è assuefatto a tutto, allora significa che il suo cuore è appassito. No, peggio. è di pietra. In questo caso è bene supplicare che il Signore ci tocchi con il Suo Spirito e intenerisca il nostro cuore".

La purezza d'animo fa sbocciare la nostra capacità di amare, a differenza dell'imborghesimento, dell'egoismo, della miopia spirituale che invece manifestano un'interiorità corrotta e da redimere. "Con ogni cura vigila sul cuore, perché da esso sgorga la vita" è il memorandum del libro dei Proverbi.

La compassione, l'empatia, sono due concetti fondamentali del Vangelo, tanto da chiederci se, al momento della preghiera, riusciamo veramente ad aprirci "al grido di tante persone vicine e lontane" oppure se pensiamo a questo momento come ad "una specie di anestesia, per poter stare più tranquilli". In questo secondo caso, ci spiega il Papa, ci troveremmo di fronte ad un terribile equivoco. "Certo, la mia non sarebbe più una preghiera cristiana, perché quel 'noi' che Gesù ci ha insegnato [ci] impedisce di stare in pace da soli, e [ci] fa sentire responsabili dei nostri fratelli e sorelle".

Siamo chiamati a proteggere la purezza dell'anima avendo cura dell'intimità, degli affetti, facendo attenzione a non far traboccare la carica di tenerezza dove e quando non è indicato, custodire il cuore con perseveranza, sorvegliarlo per evitare che rimanga irretito in compensazioni reali o fantastiche.

A coloro i quali il Signore chiederà il loro cuore per intero sarà necessario avere un anima limpida e libera da rancori e reticenze fraterne poiché un cuore avviluppato nella meschinità soffocherebbe in un attimo l'amore infinito di Dio, per i quali sono stati chiamati fin dall'eternità.

"Gesù vuole che i suoi discepoli non siano come gli ipocriti che pregano stando dritti in piedi nelle piazze per essere ammirati dalla gente, no, non vuole ipocrisia", è stata la frase di Francesco che ha sottolineato il concetto. "La vera preghiera è quella che si compie nel segreto della coscienza, del cuore, imperscrutabile, visibile solo a Dio, io e Dio", ha poi continuato.

Come possiamo custodire il cuore? Sarà necessario coltivare l'amore e la fratellanza, perché una persona disamorata per forza di cose avrà la stessa tiepidezza nel suo rapporto con Dio e solo con fatica riuscirà a impedire a desideri e ansie di compensazioni di penetrare nella sua anima. Il cuore è fatto per amare e non si adatta all'aridità e alla noia.

Credi di essere "già arrivato alle vette della virtù per aver dato via una parte di tutto quello che hai? E' te che il Signore vuole, come un'ostia viva gradita a Dio".  Soltanto la Sua grazia ci consente di conservare il cuore integro, privo di compensazioni, lacci o catene capaci di ostacolarlo nel raggiungere le vette alle quali è destinato, colmo di generosità e di forza.

La preghiera "rifugge dalla falsità [perché] con Dio è impossibile fingere, non c'è trucco che abbia potere. Dio ci conosce così, nudi nella coscienza, e fingere non si può. Alla sua radice c'è un dialogo silenzioso, come l'incrocio di sguardi tra due persone che si amano: l'uomo e Dio" ha detto sempre Francesco nel suo intervento ecumenista. "Quando preghi, entra nel silenzio della tua camera, ritirati dal mondo, e rivolgiti a Dio chiamandolo Padre!".

Il nostro rapporto con Gesù è personale, amichevole, e rende gli affetti del nostro cuore ordinati secondo la volontà del Padre. Bisogna ricercare l'unità di vita tra il mondo interiore e la vita reale bilanciando entrambi con l'obiettivo di protenderli il più possibile verso la Sua volontà.

"Eppure, nonostante la preghiera del discepolo sia tutta confidenziale, non scade mai nell'intimismo. Nel segreto della coscienza, il cristiano non lascia il mondo fuori dalla porta della sua camera, ma porta nel cuore le persone e le situazioni", ed è per questo che bisogna riportare al centro del Verbo la parola 'io', tenendo ben presente che "non c'è spazio per l'individualismo nel dialogo con Dio. Non c'è ostentazione dei propri problemi come se noi fossimo gli unici al mondo a soffrire. Non c'è preghiera elevata a Dio che non sia preghiera di una comunità di fratelli e sorelle".

E' questo il monito del Papa, che per l'ennesima volta ha messo al centro del suo discorso e delle sue preghiere quella ricerca dello spirito di comunità che, oggi più che mai, ci è necessario per la salvezza di tutti e, di conseguenza, della nostra individualità e del nostro cuore.

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Tue, 19 Mar 2019 19:56:06 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/775/1/va-ritrovata-la-purezza-per-poter-sciogliere-i-cuori-di-pietra donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 17 marzo http://www.donpinoesposito.it/mc/774/1/domenica-17-marzo

In quel tempo, Gesù prese con se Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”. Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Don Pino Esposito

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Sun, 17 Mar 2019 11:01:55 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/774/1/domenica-17-marzo donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 10 marzo http://www.donpinoesposito.it/mc/773/1/domenica-10-marzo

Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo” “.

Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: “Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data ed io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: “il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.

Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinchè essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. Gesù gli rispose: “E’ stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”. Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.  

Don Pino Esposito

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Sun, 10 Mar 2019 21:00:21 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/773/1/domenica-10-marzo donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 3 marzo http://www.donpinoesposito.it/mc/772/1/domenica-3-marzo

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,39-45

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: ‹Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio›, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d'altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda".

Don Pino Esposito

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Sun, 3 Mar 2019 13:16:04 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/772/1/domenica-3-marzo donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Comprendere le origini del male per allontanarlo, un ragionamento sulle parole di Papa Francesco http://www.donpinoesposito.it/mc/771/1/comprendere-le-origini-del-male-per-allontanarlo-un-ragionamento-sulle-parole-di-papa-francesco

"Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti"[1].

E' questo il monito che il Signore pone all'uomo dopo averlo dotato di perfezione e di divinità, Sua immagine e somiglianza. "La presenza della giustizia originale e della perfezione nell'uomo, creato ad immagine di Dio, che conosciamo dalla Rivelazione, non escludeva che questo fosse sottoposto come gli altri esseri spirituali, sin dall'inizio della prova di libertà!" furono le parole di Giovanni Paolo II in un discorso del 1986, ad illuminare i fedeli di come è proprio in questa libertà che risiede la fiducia di Dio nei confronti degli uomini.

Anche il corpo godeva di immortalità, non in forza del "suo intrinseco valore di immortalità; ma vi era nell'anima una virtù conferita da Dio in maniera soprannaturale, con la quale l'anima poteva preservare il corpo immune di ogni corruzione, finché essa fosse rimasta sottoposta a Dio"[2]. In Adamo il Signore vede l'intero genere umano, concedendogli il dono della giustizia e della santità originali "non in quanto singole persone, ma come principio generale di tutta la natura umana, in modo che dopo di [Adamo]  si propagasse tramite la generazione a tutti gli uomini posteriori"[3].

Ma il diavolo, sotto forma di un serpente, ha incitato la prima donna a disobbedire al comando divino, interrompendo in questo modo la sottomissione al Creatore e la sinergia che univa le facoltà dell'uomo si dissolse, facendo perdere lui la santità e la giustizia originali.

In questo modo l'uomo precipitò "nella schiavitù di colui che, in seguito, ebbe il potere della morte e cioè il demonio [Eb 2, 14] e Adamo per quel peccato di prevaricazione fu peggiorato nell'anima e nel corpo".

Cacciato dal Paradiso, da quel momento la natura umana s’imbatterà costantemente in gravi ostacoli alla realizzazione del bene perché soltanto da quel momento avvertirà l'inclinazione al male.

"Quel che ci viene manifestato dalla Rivelazione divina concorda con la stessa esperienza. Infatti l'uomo, se guarda dentro al suo cuore, si scopre inclinato anche al male e immerso in tante miserie, che non possono certo derivare dal Creatore, che è buono".

E' questa inclinazione che ci permette di commettere crimini e peccati in terra, e con tutta la nostra forza abbiamo il dovere di allontanarla dal nostro animo per ricercare, invece, la bontà e la solidarietà che ci accomuna come uomini in Adamo, così da poterci considerare "come un uomo solo, in quanto [della stessa] natura del capostipite"[4].

Volgendo lo sguardo al nostro presente, ci troviamo difronte alla stessa premura di Papa Francesco che, appellandosi ai vertici istituzionali di tutto il mondo, afferma di soffrire per quanto sta succedendo in Venezuela e che "il problema della violenza [lo] terrorizza". Quello che vuole perseguire, e che tutti noi abbiamo il dovere di ricercare, è l'appoggio a "tutto il popolo venezuelano" al fine di trovare "una soluzione giusta e pacifica".

E' l'evidenza del male nel mendo e dentro di noi, gli impulsi e istinti della carne che non consentono il dominio della ragione, tutto quanto ci convince della profonda verità contenuta nella Rivelazione e ci spinge a lottare contro il peccato, unico vero male e radice di tutti i mali che esistono nel mondo.

"Per questo chiedo di essere grandi a coloro che possono aiutare a risolvere il problema. Devo essere un pastore. E se hanno bisogno di aiuto, che si mettano d'accordo e lo chiedano" è stata l'esortazione di Francesco[5].

Perché se è vero che Dio posizionò l'uomo al di sopra della creazione per far sì che dominasse "sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra", dotandolo di intelligenza e volontà, è altresì vero che il peccato originale fu un peccato di superbia. Tutti quanti cadiamo nella medesima tentazione di orgoglio quando tentiamo di occupare all'interno della società o nella sfera privata il ruolo di Dio.

Come all'inizio dei tempi, anche ora l'uomo cerca l'autonomia in grado di renderlo arbitro del bene e del male, perdendo di vista il suo bene maggiore che, invece, consiste nella sua completa sottomissione a Dio.

E' nella sua progenie che recuperiamo la pace, l'armonia dei nostri sensi e delle nostre pulsioni, e soprattutto la vicinanza agli altri che, proprio perché nella nostra medesima situazione, ci accomunano allo status di fratelli e figli del Signore.

Sarà nostra Madre santa Maria, la cui anima "nel primo istante della creazione e della infusione del corpo, per speciale grazia e privilegio di Dio [...], fu preservata immune dalla macchia del peccato originale[6]", ad insegnarci ad andare alla radice dei mali che ci affliggono, fortificando innanzitutto l'amicizia con Dio e, a seguire, la comunione con i nostri fratelli.

Don Pino Esposito


[1] Gn 2, 16-17

[2] San Tommaso, Somma Teologica, I, q. 97, a. 1

[3] IDEM, De Malo, q. 4, a. 1

[4] San Tommaso, Somma Teologica, I-II, q. 81, a. 1

[6] Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus, 8/12/1854

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Fri, 1 Mar 2019 18:01:59 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/771/1/comprendere-le-origini-del-male-per-allontanarlo-un-ragionamento-sulle-parole-di-papa-francesco donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 24 febbraio http://www.donpinoesposito.it/mc/770/1/domenica-24-febbraio

Dal Vangelo secondo Luca (6,27-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a colore che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per colore che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.

Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. 

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”.

Don Pino Esposito

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Sun, 24 Feb 2019 13:02:36 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/770/1/domenica-24-febbraio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 17 febbraio http://www.donpinoesposito.it/mc/769/1/domenica-17-febbraio

Dal Vangelo secondo Luca (6,17.20-26)

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzati gli occhi versi i suoi discepoli diceva: “Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. 

Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro pari con i falsi profeti”.

Don Pino Esposito

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Sun, 17 Feb 2019 13:14:40 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/769/1/domenica-17-febbraio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Siamo tutti figli di Dio, teniamolo a mente ogni giorno http://www.donpinoesposito.it/mc/768/1/siamo-tutti-figli-di-dio-teniamolo-a-mente-ogni-giorno

Nel passare le nostre giornate è sempre rassicurante tenere a mente che la nostra comunanza nell'essere tutti figli di Dio può illuminarci e accompagnarci durante la quotidianità.

Tra le conseguenze più immediate vi sono il senso di fraternità che dovrebbe proprio per questo legarci come esseri viventi, l'atteggiamento che davanti alle difficoltà diventa proattivo, fiducioso, conscio della guida del Signore che ci supporta e ci indica la direzione da prendere, e la fiducia nell'orazione, nei consigli, l'apertura verso il prossimo.

Se Gesù si pone come ultimo tra gli ultimi difronte a Giovanni sulla riva del Giordano in attesa del battesimo, è proprio affinché lo Spirito Santo si posi su di Lui e riporti la voce del Padre che gli sussurra "Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto", "Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato", nell'eternità il Figlio Unigenito di Dio, "nato dal Padre prima di tutti i secoli [...], generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create".

Se quindi accettiamo di essere "alter Christus, ipse Christus" teniamo sempre a mente che in Lui e per Lui siamo stati fatti figli di Dio ed eredi del cielo.

Se ci concentriamo sul Nuovo Testamento è chiaro come la filiazione celeste rivesta una posizione fondamentale all'interno della buona novella cristiana, come monito e continua indicazione dell'amore di Dio nei confronti degli esseri umani. "Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!". E' stato proprio Gesù a ripeterlo a noi discepoli, sia direttamente con l'insegnamento a rivolgersi a Dio come Padre, sia indirettamente indicandoci la santità quale imitazione finale, sia introducendoci le numerose parabole dove Dio figura sempre come accomodante e tranquillizzante figura paterna.

In un gesto di estrema bontà Egli ha infatti creato l'uomo elevandolo all'ordine soprannaturale di Suo figlio affinché attraverso la grazia potesse questo accomunarsi alla Beatissima Trinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, senza per tale motivo snaturare il suo essere creatura.

Ci forma come Suoi figli ma non per questo esaurisce il Suo dono a semplice titolo, anzi ci eleva realmente a uno stato superiore attraverso il quale pone su di noi un indelebile traccia di divinazione. Per questo motivo "Dio mandò il suo Figlio, nato da donna [...], perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio".

Non siamo estranei, servitori trattati con riguardo, addirittura amici, bensì figli. Ci permette per tramite della Sua estrema misericordia di manifestare nei Suoi confronti una paterna pietà e anche l'ardire tipico del figlio, consapevole che il Padre non gli rifiuterà mai nulla.

"Egli mi ha detto: 'Tu sei Mio Figlio, io oggi ti ho generato" sono i versi del Salmo 2 che, citando la manifestazione di Cristo in terra, si rivolgono parallelamente a noi tutti per ribadire che Gesù ci accompagna nelle giornate e nella vita intera per permetterci di seguirLo, imitarLo e di identificarci con Lui, ognuno nelle specifiche circostanze e opportunità.

Nel momento, infatti, in cui viviamo come buoni figli di Dio tendiamo a considerare ciò che avviene come una manifestazione della Sua volontà, con le robuste lenti della fede, e sarà così che ricominceremo a vedere in chi ci circonda dei fratelli, essendo tutti noi figli dello stesso Padre.

Stima e rispetto per gli uomini ci infonderanno lo stesso desiderio che è nel cuore di Gesù, la santificazione e l'ascesa tra fratelli, alla quale contribuiremo permettendo a queste persone di avvicinarsi a Cristo e a rinsaldare quel legame che ci unisce in quanto figli di nostro Signore. Perseguiremo uniti, quindi, la stessa sollecitudine apostolica di Cristo: lo zelo per la gloria del Padre e per la salvezza dell'intera umanità. Attraverso la preghiera, i piccoli aiuti materiali e la comprensione empatica nei confronti dei difetti altrui possiamo realizzare la manifestazione di questa fraternità insita nella filiazione divina. E questo succede quotidianamente in innumerevoli occasioni.

Essere Suoi figli non è un qualcosa in più, al contrario, definisce la nostra essenza soprannaturale e ci guida verso il giusto atteggiamento nei confronti di ciò che ci avviene. Non è quindi una virtù specifica, che si manifesta in proprio, ma la principale e permanente condizione del nostro essere per mezzo della quale tutte le virtù possono prendere forma e vita.

"Non possiamo essere figli di Dio solo di quando in quando, anche se ci devono essere alcuni momenti particolarmente riservati a considerare e approfondire la realtà e il senso della filiazione divina, che è il nocciolo della pietà". In questo modo non dimenticheremo mai che nostro Padre ci aspetta al ritorno a casa per un conforto e per il perdono, per renderci la dignità di figli laddove ci fosse sfuggita.

Don Pino Esposito

 

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Tue, 12 Feb 2019 18:34:53 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/768/1/siamo-tutti-figli-di-dio-teniamolo-a-mente-ogni-giorno donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Preghiera per la XXVII Giornata Mondiale del Malato http://www.donpinoesposito.it/mc/767/1/preghiera-per-la-xxvii-giornata-mondiale-del-malato

Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI

Preghiera per la XXVII Giornata Mondiale del Malato

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8)

11 febbraio 2019

Padre di misericordia,
fonte di ogni dono perfetto,
aiutaci ad amare gratuitamente
il nostro prossimo come Tu ci hai amati.

Signore Gesù,
che hai sperimentato il dolore e la sofferenza,
donaci la forza di affrontare
il tempo della malattia
e di viverlo con fede
insieme ai nostri fratelli.

Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio,
suscita nei cuori il fuoco della tua carità,
perché sappiamo chinarci sull’umanità piagata
nel corpo e nello spirito.

Maria, Madre amorevole della Chiesa
e di ogni uomo,
mostraci la vita tracciata dal tuo Figlio,
affinchè la nostra vita diventi in Lui
servizio d’amore e sacrificio di salvezza
in cammino verso la Pasqua eterna.

Amen

 

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Mon, 11 Feb 2019 16:43:57 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/767/1/preghiera-per-la-xxvii-giornata-mondiale-del-malato donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 10 febbraio http://www.donpinoesposito.it/mc/766/1/domenica-10-febbraio

Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Genèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.

Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù dicendo: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”. Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

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Sun, 10 Feb 2019 10:35:54 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/766/1/domenica-10-febbraio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 3 febbraio http://www.donpinoesposito.it/mc/765/1/domenica-3-febbraio

Dal Vangelo secondo Luca (4,21-30)

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: “Non è costui il figlio di Giuseppe?”. Ma egli rispose loro: “Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quando abbiamo udito che accade a Cafàmao, fallo anche qui, nella tua patria!”.

Poi aggiunse: “In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro”. All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro si mise in cammino.

Don Pino Esposito

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Sun, 3 Feb 2019 11:03:25 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/765/1/domenica-3-febbraio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Papa Francesco e la dottrina degli ultimi e dei più deboli http://www.donpinoesposito.it/mc/764/1/papa-francesco-e-la-dottrina-degli-ultimi-e-dei-piu-deboli

Le recenti uscite di Papa Francesco sembrano non lasciare dubbi al riguardo, la sua attenzione nei confronti degli ultimi e dei più deboli è una vera e propria missione.

Un continuo focus sulle condizioni svantaggiate in cui si trova chi non ha le capacità di rimanere forte difronte alle imposizioni e scelte altrui trova quindi nelle parole del Pontefice la sua tutela e protezione, con un invito deciso e continuo a non abusare mai della nostra supremazia e di rimanere costantemente misericordiosi ed empatici nei confronti del prossimo in difficoltà.

Anche questi è "attore della storia", come rilevato dallo stesso Papa in un convegno tenutosi alla triennale dell'Associazione Italiana dei Professori di Storia della Chiesa, svoltosi alla Lumsa lo scorso 12 gennaio sul tema della ricerca e divulgazione del post-Concilio.

E' così che dopo una citazione della nota boutade del gesuita Giacomo Martina, recitante "la storia è certamente maestra di vita, ma ha anche pochi allievi", Papa Francesco ha delineato il profilo ideale di chi crede e lavora come storico, rappresentato da uno studioso "ancora più rispettoso dei fatti e della verità, delicato e attento nella ricerca, coerente e testimone dell'insegnamento". Si tratterebbe di un individuo lontano "da tutte le mondanità legate alla presunzione di sapere, come la bramosia della carriera o del riconoscimento accademico, o la convinzione di poter giudicare da sé fatti e persone".

E' rappresentativo il monito conclusivo, con cui afferma che "la capacità di intravvedere la presenza di Cristo e il cammino della Chiesa nella storia ci rendono umili e ci tolgono dalla tentazione di rifugiarci nel passato per evitare il presente"[1].

L'umiltà e la presa d'atto del presente sono inviti che Francesco non nega neanche durante il Battesimo del Signore, svoltosi il giorno seguente all'interno della Cappella Sistina.

Accompagnato da un altro, fondamentale, monito. "Mi permetto un consiglio: non litigate mai davanti ai bambini, mai".

Difronte ai genitori di 27 neonati ha quindi aggiunto come "è normale che gli sposi litighino, normale, sarebbe strano il contrario. Fatelo, ma che loro non sentano, che loro non vedano. Voi non sapete l'angoscia che riceve un bambino quando vede litigare i genitori. Questo mi permetto, è un consiglio che vi aiuterà a trasmettere la fede. È brutto litigare? Non sempre, ma è normale, è normale. Però che i bambini non vedano, non sentano, per l'angoscia".

Non possiamo mai dimenticare che questi innocenti hanno diritto a tutto l'amore possibile, e la loro impotenza non può consentire che vengano esposti a stress, tensioni o cattiveria senza per questo risentirne come bambini e, poi, persone.

E' palese come anche questo sia un appello rivolto agli ultimi, a chi ha meno possibilità di difendersi e nessuna parola per farlo.

"All'inizio della cerimonia, vi è stata posta la domanda: Cosa chiedete per i vostri figli?" E tutti voi avete detto: La fede", ha poi proseguito il Papa durante l'omelia. "Voi chiedete alla Chiesa la fede per i vostri figli, e oggi loro riceveranno lo Spirito Santo, e il dono della fede ciascuno nel proprio cuore, nella propria anima. Ma questa fede poi deve svilupparsi, deve crescere, e prima che studiata, la fede va trasmessa, e questo è un lavoro che tocca a voi. È un compito che voi oggi ricevete: trasmettere la fede, la trasmissione della fede. E questo si fa a casa. Perché la fede, sempre, va trasmessa in dialetto, il dialetto della famiglia, il dialetto della casa, nel clima della casa.

Ma l'importante è trasmettere la fede con la vostra vita di fede: che vedano l'amore dei coniugi, la pace della casa, che Gesù è lì".

L'invito, nel giorno della Festa del Battesimo del Signore, è quindi quello di essere coerenti con la nostra vita cristiana e di testimoniare quotidianamente i piani e lo stile di Dio attraverso le nostre opere. Per seguire la missione della Chiesa, e quella di ognuno di noi, ed innestarci fedelmente sul cammino

Don Pino Esposito

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Fri, 1 Feb 2019 19:33:30 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/764/1/papa-francesco-e-la-dottrina-degli-ultimi-e-dei-piu-deboli donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 27 gennaio http://www.donpinoesposito.it/mc/763/1/domenica-27-gennaio

Dal Vangelo secondo Luca (1,1-4; 4,14-21)

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin dal principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teofilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.

Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”.

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”.

Don Pino Esposito

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Sun, 27 Jan 2019 10:51:09 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/763/1/domenica-27-gennaio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 20 gennaio http://www.donpinoesposito.it/mc/762/1/domenica-20-gennaio

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno vino”. E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le anfore”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto”. Ed essi gliene portarono.

Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”.

Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Don Pino Esposito

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Sun, 20 Jan 2019 09:26:48 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/762/1/domenica-20-gennaio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Nella parola di Gesù c’è l’invito a una convivenza totale, non sottovalutiamolo http://www.donpinoesposito.it/mc/761/1/nella-parola-di-gesu-ce-linvito-a-una-convivenza-totale-non-sottovalutiamolo

Dopo aver acconsentito alla chiamata del Signore, Matteo ospitò un banchetto che vide tra i partecipanti Gesù, i suoi discepoli e altre persone, tra i quali anche molti pubblicani e peccatori, amici dello stesso apostolo. Tanto che gli stessi Farisei rimasero stupiti dal vedere il Messia seduto a mensa con persone di tale caratura, e continuavano a chiedere ai suoi discepoli come potesse Egli mangiare e bere in loro compagnia.

Gesù, però, è a suo agio anche tra persone così diverse, sta bene con tutti perché è chiamato alla salvezza di tutti. "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati". E dal momento che siamo tutti peccatori e per questo ci sentiamo un po' malati, Gesù non si allontana mai da noi.

E' per questo che Egli non solo non si preoccupa di evitare i normali rapporti sociali, ma addirittura ne va a cerca, convivendo e accettando i tipi umani con i caratteri più eterogenei, quali ad esempio dei bambini innocenti, un vero ladro, uomini colti e agiati come Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea, servi, lebbrosi, mendicanti, e così via...

E' una volontà che mette in atto la sollecitudine apostolica di Gesù nei confronti di tutte le creature, qualsiasi sia la loro condizione o il loro ambiente.

Il Signore vantò amicizie come quelle di Betania, Lazzaro, conta amici a Gerusalemme che gli concedono la sala per festeggiare la Pasqua con i suoi discepoli. Gesù manifesta un totale apprezzamento nei confronti della famiglia, luogo in cui si esercitano tutte le virtù della convivenza e dove si vive la più basica e fondamentale tra le relazioni sociali. In tal maniera lo descrive l'evangelista nei suoi anni vissuti a Nazareth, con una completa sottomissione ai genitori.

Per lo stesso motivo si descrive l'amore di Dio Padre verso gli uomini alla misura di quello di un padre per il figlio, "non dando una pietra se gli chiede un pane, o una serpe se gli chiede un pesce". Sarà Lui stesso, tra le sofferenze della croce, a prendersi cura di sua Madre affidandola a Giovanni, tanto che "da quel momento il discepolo la prese nella sua casa".

Un importante messaggio di empatia e di apertura che vuole dimostrarci ancora oggi come sia fondamentale accogliere il nostro prossimo senza porre limiti di provenienza o di condizione. Gesù è un luminoso esempio di convivenza con tutti, superando difetti, idee differenti e modi di vivere. Dobbiamo imparare da Lui a essere persone aperte, capaci di un'amicizia sincera, sempre disposte alla comprensione e al perdono.

Ed è questa la parola promulgata anche da Papa Bergoglio, che continua a lanciare appelli internazionali affinché i governi mondiali aiutino chi, in questo momento, è più in difficoltà di tutti, i migranti.

Francesco ha manifestato la sua sincera preoccupazione agli ambasciatori per la forte volontà da parte di molti, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, "di erigere nuove cortine" per "limitare fortemente i flussi in entrata, anche se in transito" anziché di abbattere quelle ancora esistenti. Secondo il suo parere, riprendendo il monito di Gesù sull'accoglienza e la convivialità, si tratta infatti di "soluzioni parziali", del tutto insufficienti ad affrontare "una questione così universale".

"Ancora una volta desidero richiamare l’attenzione dei governi affinché si presti aiuto a quanti sono dovuti emigrare a causa del flagello della povertà, di ogni genere di violenza e di persecuzione, come pure delle catastrofi naturali e degli sconvolgimenti climatici", e l'appello è quindi allo scongiurare di "tendenze nazionalistiche che minano la vocazione delle Organizzazioni internazionali ad essere spazio di dialogo e di incontro per tutti i Paesi"[1].

Perché un cristiano, se davvero segue la dottrina di Cristo, non potrà mai rinchiudersi in se stesso disinteressandosi ed estraniandosi da quanto succede intorno a lui.

Non è pensabile "un futuro pacifico per l'umanità se non nell'accoglienza della diversità, nella solidarietà, nel pensare all'umanità come una sola famiglia. I poveri che si muovono fanno paura specialmente ai popoli che vivono nel benessere". Parole che richiamano giustamente l'insegnamento del Signore, che ci indicano una via che sembra a oggi ancora troppo lontana.

"Rallegrati, piccola comunità cristiana, povera e umile ma bella ai miei occhi perché desideri ardentemente il mio Regno, hai fame e sete di giustizia, tessi con pazienza trame di pace, non insegui i potenti di turno ma rimani fedelmente accanto ai poveri. E così non hai paura di nulla ma il tuo cuore è nella gioia"[2].

Don Pino Esposito

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Thu, 17 Jan 2019 17:20:19 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/761/1/nella-parola-di-gesu-ce-linvito-a-una-convivenza-totale-non-sottovalutiamolo donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 13 gennaio. http://www.donpinoesposito.it/mc/760/1/domenica-13-gennaio

Dal Vangelo secondo Luca (3,15-16,21-22)

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo.

Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.

Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

Don Pino Esposito

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Sun, 13 Jan 2019 10:37:05 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/760/1/domenica-13-gennaio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Siamo chiamati ad abbracciare la gioia e l’accoglienza, questo il chiaro messaggio di Francesco http://www.donpinoesposito.it/mc/759/1/siamo-chiamati-ad-abbracciare-la-gioia-e-laccoglienza-questo-il-chiaro-messaggio-di-francesco

Nella domenica della gioia, la terza del periodo di Avvento, va ricordato come Dio perdona e riscatta sempre chi Lo ama, dal momento che è sceso sulla terra perché ci ha visti "disposti a metterci in discussione" e a convertirci.

Papa Francesco, durante la Liturgia del 16 dicembre scorso, ha invitato noi fedeli a "gridare di gioia, esultare, rallegrarsi" come primo passo da compiere per prepararsi al meglio al Natale che vivremo quest'anno, consapevoli della "presenza tra noi di Dio, la fonte della vera gioia e della pace".

Davanti al monumentale Presepe di Piazza San Pietro e a 25mila fedeli (secondo la Gendarmeria Vaticana), Francesco richiama quindi il verbo di Sofonia alla "piccola porzione del popolo di Israele" quando pronuncia il Suo "rallegrati figlia di Sion [...], il Signore ha revocato la sua condanna".

E' un Dio misericordioso che perdona e non punisce, emana un amore incessante, "paragonabile alla tenerezza di un padre per i figli, dello sposo per la sposa", e che quindi lancia un messaggio chiaro: "Non c'è più motivo di tristezza e di sconforto", ci si prepara al Natale consapevoli che la "sorgente della gioia" è rappresentata esattamente da "Gesù, l'Emmanuele, il Dio-con-noi".

Quello di Francesco è quindi un appello alla Chiesa, chiamata a tenere bene a mente che in una frazione della Galilea, all'interno di una giovane donna, Dio tiene costantemente accesa la scintilla della felicità mondiale. Per questo va accolto il Vangelo, va tramutato in carne, vita concreta.
Rallegrati, piccola comunità cristiana, povera e umile ma bella ai miei occhi perché desideri ardentemente il mio Regno, hai fame e sete di giustizia, tessi con pazienza trame di pace, non insegui i potenti di turno ma rimani fedelmente accanto ai poveri. E così non hai paura di nulla ma il tuo cuore è nella gioia”. Quest'ultima, infine, potrà manifestarsi soltanto nella pace

Ma è nell'ascolto del Signore, nella sua accoglienza nei nostri confronti, che dobbiamo concentrarci per non perdere di vista il punto fondamentale, e cioè che c'è chi di questo ascolto, di questa accoglienza, ne è privo.

La consapevolezza che nelle difficoltà possiamo sempre rivolgerci al Signore, e che Egli non respinge mai le nostre invocazioni, è un grande motivo di gioia. Nessuna preoccupazione, nessuna paura potrà riuscire a toglierci la serenità che viene non da cose umane, dalle consolazioni umane, no: la serenità che viene da Dio, dal sapere che Dio guida amorevolmente la nostra vita, e lo fa sempre. Anche in mezzo ai problemi e alle sofferenze, questa certezza alimenta la speranza e il coraggio” ha, infatti, proseguito il Papa

Dobbiamo rimanere "sempre lieti", troviamo il Signore ovunque vicino a noi, e l'invito arriva proprio dalla Seconda Lettura, le parole di San Paolo ai Filippesi. Egli, sottolinea Francesco, " ci esorta a non angustiarci senza speranza per nulla, ma in ogni circostanza far presenti a Dio le nostre richieste, le nostre necessità, le nostre preoccupazioni", poiché Dio non rigetta mai le nostre richieste e invocazioni, accogliendoci e tramutando la difficoltà in gioia e amore.

In Lui non ci sono paura e preoccupazione in grado di togliere in noi la serenità che emana, essendo guidati dalle Sue volontà all'interno della nostra vita terrena. E' chiaro che si tratta di un forte messaggio di speranza e di coraggio.

Dobbiamo essere in grado di metterci in discussione, di rispondere alle preghiere con un sonoro ma introspettivo "che cosa dobbiamo fare?" (Lc 3,10), rivolgendoci a Maria per far sì che Dio riempia di gioia tutta la nostra vita.

"Quando, nelle vostre case, vi raccoglierete in preghiera davanti al presepe, fissando lo sguardo su Gesù Bambino sentirete lo stupore. Voi mi chiederete cosa significa lo stupore: è un sentimento più forte, è più di un'emozione comune, è lo stupore per il grande mistero di Dio fatto uomo; e lo Spirito Santo vi metterà nel cuore l'umiltà, la tenerezza e la bontà di Gesù: Gesù è buono, Gesù è tenero, Gesù è umile", ha pertanto pronunciato rivolgendosi ai bambini volontari o del Centro Oratori Romani accorsi al Suo cospetto.

Ma non è soltanto riflessione, è anche proposizione e azione regolatrice. L'appello all'accoglienza, infatti, oltre ad essere diretto ai bambini, giunti in Piazza per la "Benedizione dei Bambinelli", è anche un faro puntato sulla condizione internazionale dei migranti. Nei confronti di questi ultimi, dunque, Francesco ha manifestato estremo cordoglio e vicinanza auspicandosi che la comunità internazionale possa servirsi del Patto Mondiale per una Migrazione Sicura, Ordinata e Regolare, documento stilato proprio la scorsa settimana in Marocco.

"La settimana scorsa è stato approvato a Marrakech, in Marocco, il Patto Mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare, che intende essere un quadro di riferimento per la comunità internazionale. Auspico pertanto che essa, grazie anche a questo strumento, possa operare con responsabilità, solidarietà e compassione nei confronti di chi, per motivi diversi, ha lasciato il proprio Paese, e affido questa intenzione alle vostre preghiere", ha quindi pronunciato il Papa dopo l'Angelus".

"Questo è il vero Natale! Che sia così per voi e per i vostri familiari. Io benedico tutti i bambinelli" ha poi concluso, lasciando a tutti noi un forte messaggio di gioia e accoglienza[4]

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Fri, 11 Jan 2019 17:32:51 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/759/1/siamo-chiamati-ad-abbracciare-la-gioia-e-laccoglienza-questo-il-chiaro-messaggio-di-francesco donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
San Donato di Ninea. Esperienze professionali a confronto con Otto Torri http://www.donpinoesposito.it/mc/758/1/san-donato-di-ninea-esperienze-professionali-a-confronto-con-otto-torri

In occasione del ventennale dalla sua costituzione Otto Torri Sullo Jonio – Rete Euromediterranea per i turismi, è stata ospitata nei giorni scorsi a Policastrello: caratteristico borgo di 150 anime della Valle Dell’esaro, a 411 metri nell’area orientale della Dorsale del Pellegrino, ai piedi del Pollino calabresecomunità nota sin dall’XI secolo, autonoma fino al 1811 e da allora aggregata come casale e oggi frazione di San Donato Di Ninea.

Nel suggestivo scenario della preziosa Chiesa Del Ss. Salvatore, messa a disposizione dal parroco Don Pino Esposito, nel cuore del caratteristico borgo medioevale, coordinati e stimolati dal direttore di Otto Torri Lenin Montesanto hanno condiviso col pubblico emozioni, performance e riletture dell’identità, del passato e del futuro i giornalisti Alfonso Bombini Concetta Schiariti (Corriere Economia Mezzogiorno), il musicante Antonio Bevacqua e le produttrici Cristiana Smurra (Biosmurra – Corigliano Rossano) e Stefania Todaro (La Terra Del Sorbo – S. Donato Di Ninea).

A confronto le diverse esperienze di vita, professionali ed imprenditoriali nel corso di una nuova agorà itinerante di provocazione, riflessione e cambiamento.

Articolo originale su: cn24tv.it

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Thu, 3 Jan 2019 16:46:12 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/758/1/san-donato-di-ninea-esperienze-professionali-a-confronto-con-otto-torri donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Siamo chiamati ad abbracciare la gioia e l’accoglienza, questo il chiaro messaggio di Francesco http://www.donpinoesposito.it/mc/757/1/siamo-chiamati-ad-abbracciare-la-gioia-e-laccoglienza-questo-il-chiaro-messaggio-di-francesco-

Nella domenica della gioia, la terza del periodo di Avvento, va ricordato come Dio perdona e riscatta sempre chi Lo ama, dal momento che è sceso sulla terra perché ci ha visti "disposti a metterci in discussione" e a convertirci.
Papa Francesco, durante la Liturgia del 16 dicembre scorso, ha invitato noi fedeli a "gridare di gioia, esultare, rallegrarsi" come primo passo da compiere per prepararsi al meglio al Natale che vivremo quest'anno, consapevoli della "presenza tra noi di Dio, la fonte della vera gioia e della pace".

Davanti al monumentale Presepe di Piazza San Pietro e a 25mila fedeli (secondo la Gendarmeria Vaticana), Francesco richiama quindi il verbo di Sofonia alla "piccola porzione del popolo di Israele" quando pronuncia il Suo "rallegrati figlia di Sion [...], il Signore ha revocato la sua condanna".

E' un Dio misericordioso che perdona e non punisce, emana un amore incessante, "paragonabile alla tenerezza di un padre per i figli, dello sposo per la sposa", e che quindi lancia un messaggio chiaro: "Non c'è più motivo di tristezza e di sconforto", ci si prepara al Natale consapevoli che la "sorgente della gioia" è rappresentata esattamente da "Gesù, l'Emmanuele, il Dio-con-noi".

Quello di Francesco è quindi un appello alla Chiesa, chiamata a tenere bene a mente che in una frazione della Galilea, all'interno di una giovane donna, Dio tiene costantemente accesa la scintilla della felicità mondiale. Per questo va accolto il Vangelo, va tramutato in carne, vita concreta.
Rallegrati, piccola comunità cristiana, povera e umile ma bella ai miei occhi perché desideri ardentemente il mio Regno, hai fame e sete di giustizia, tessi con pazienza trame di pace, non insegui i potenti di turno ma rimani fedelmente accanto ai poveri. E così non hai paura di nulla ma il tuo cuore è nella gioia”. Quest'ultima, infine, potrà manifestarsi soltanto nella pace.

Ma è nell'ascolto del Signore, nella sua accoglienza nei nostri confronti, che dobbiamo concentrarci per non perdere di vista il punto fondamentale, e cioè che c'è chi di questo ascolto, di questa accoglienza, ne è privo.

La consapevolezza che nelle difficoltà possiamo sempre rivolgerci al Signore, e che Egli non respinge mai le nostre invocazioni, è un grande motivo di gioia. Nessuna preoccupazione, nessuna paura potrà riuscire a toglierci la serenità che viene non da cose umane, dalle consolazioni umane, no: la serenità che viene da Dio, dal sapere che Dio guida amorevolmente la nostra vita, e lo fa sempre. Anche in mezzo ai problemi e alle sofferenze, questa certezza alimenta la speranza e il coraggio” ha, infatti, proseguito il Papa.

Dobbiamo rimanere "sempre lieti", troviamo il Signore ovunque vicino a noi, e l'invito arriva proprio dalla Seconda Lettura, le parole di San Paolo ai Filippesi. Egli, sottolinea Francesco, " ci esorta a non angustiarci senza speranza per nulla, ma in ogni circostanza far presenti a Dio le nostre richieste, le nostre necessità, le nostre preoccupazioni", poiché Dio non rigetta mai le nostre richieste e invocazioni, accogliendoci e tramutando la difficoltà in gioia e amore.

In Lui non ci sono paura e preoccupazione in grado di togliere in noi la serenità che emana, essendo guidati dalle Sue volontà all'interno della nostra vita terrena. E' chiaro che si tratta di un forte messaggio di speranza e di coraggio.

Dobbiamo essere in grado di metterci in discussione, di rispondere alle preghiere con un sonoro ma introspettivo "che cosa dobbiamo fare?" (Lc 3,10), rivolgendoci a Maria per far sì che Dio riempia di gioia tutta la nostra vita.

"Quando, nelle vostre case, vi raccoglierete in preghiera davanti al presepe, fissando lo sguardo su Gesù Bambino sentirete lo stupore. Voi mi chiederete cosa significa lo stupore: è un sentimento più forte, è più di un'emozione comune, è lo stupore per il grande mistero di Dio fatto uomo; e lo Spirito Santo vi metterà nel cuore l'umiltà, la tenerezza e la bontà di Gesù: Gesù è buono, Gesù è tenero, Gesù è umile", ha pertanto pronunciato rivolgendosi ai bambini volontari o del Centro Oratori Romani accorsi al Suo cospetto.

Ma non è soltanto riflessione, è anche proposizione e azione regolatrice. L'appello all'accoglienza, infatti, oltre ad essere diretto ai bambini, giunti in Piazza per la "Benedizione dei Bambinelli", è anche un faro puntato sulla condizione internazionale dei migranti. Nei confronti di questi ultimi, dunque, Francesco ha manifestato estremo cordoglio e vicinanza auspicandosi che la comunità internazionale possa servirsi del Patto Mondiale per una Migrazione Sicura, Ordinata e Regolare, documento stilato proprio la scorsa settimana in Marocco nota.

"La settimana scorsa è stato approvato a Marrakech, in Marocco, il Patto Mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare, che intende essere un quadro di riferimento per la comunità internazionale. Auspico pertanto che essa, grazie anche a questo strumento, possa operare con responsabilità, solidarietà e compassione nei confronti di chi, per motivi diversi, ha lasciato il proprio Paese, e affido questa intenzione alle vostre preghiere", ha quindi pronunciato il Papa dopo l'Angelus".

"Questo è il vero Natale! Che sia così per voi e per i vostri familiari. Io benedico tutti i bambinelli" ha poi concluso, lasciando a tutti noi un forte messaggio di gioia e accoglienza.

Don Pino Esposito

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Fri, 21 Dec 2018 18:01:26 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/757/1/siamo-chiamati-ad-abbracciare-la-gioia-e-laccoglienza-questo-il-chiaro-messaggio-di-francesco- donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
La carità è benevolenza http://www.donpinoesposito.it/mc/755/1/la-carita-e-benevolenza

Nell’udienza generale del 5 dicembre 2012, papa Benedetto XVI ricorda e commenta ai fedeli l’incipit della prima Lettera di San Paolo agli Efesini

3 Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.

4 In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità,
5 predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo,
6 secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto;
7 nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia.

8 Egli l'ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza,
9 poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito
10 per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra.

11 In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà,
12 perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo.
13 In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza 
e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso,
14 il quale è caparra della nostra eredità, 
in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria (Ef., 1, 3-14)

 

Il “disegno di benevolenza” di Dio è frutto di un atto d’amore volontario che, se da un lato ci riporta al mistero della volontà divina, dall’altro, la afferma quale indirizzata all’uomo in quanto frutto di un atto di creazione intenzionale. Se tale volontà si manifesta attraverso il Cristo e la sua opera, essa rimane comunque incomprensibile dalla ragione umana ma non dal cuore, poiché il fatto di essere frutto di una scelta rende il nostro esistere un dono gratuito dell’amore di Dio per l’uomo, della sua benevolenza verso di noi.

Molte volte l’uomo si è soffermato a riflettere sulla benevolenza che Dio ha accordato all’uomo. Basti ricordare il Salmo 34,8 («Gustate e vedete quanto è benevolo il Signore»). Nell’epistola sopra citata, Paolo ricorda agli Efesini che la nostra creazione è frutto di un atto di amore, e se nella prima Lettera ai Corinzi ci parla di una carità intesa quale benevolenza, è facile immaginare come essa sia da intendersi quale movimento volontario che dall’individuo si muove verso l’altro.

È importante sottolineare che la benevolenza implica un atto di volontà che ha come fine il bene e proprio in tale volontarietà cogliamo un atteggiamento spirituale che testimonia il desiderio di fare realmente del bene. È in questo riflesso che trova spazio l’esercizio della carità quale benevolenza verso l’altro, specchio di quella divina verso tutti noi. E, infatti, anche papa Francesco, in occasione della sua omelia al Concistoro ordinario del febbraio 2015 ricorda ai cardinali che per essere buoni pastori, cardini della Chiesa, occorre il dono e l’esercizio della carità quale benevolenza, ovvero dell’«intenzione ferma e costante di volere il bene sempre e per tutti, anche per quelli che non ci vogliono bene».

Don Pino Esposito

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Wed, 15 Aug 2018 08:25:15 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/755/1/la-carita-e-benevolenza donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 12 Agosto http://www.donpinoesposito.it/mc/756/1/domenica-12-agosto

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,41-51)

In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: “Io sono il pane disceso da cielo”. E dicevano: “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?”. Gesù rispose loro: “Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede alla vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”

Don Pino Esposito

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Sun, 12 Aug 2018 12:10:18 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/756/1/domenica-12-agosto donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Infanzia spirituale e semplicità - di Don Pino Esposito http://www.donpinoesposito.it/mc/754/1/infanzia-spirituale-e-semplicita---di-don-pino-esposito

Più volte il Vangelo narra che i bambini si avvicinavano a Gesù, che li accoglieva, li benediceva e li additava come esempio ai suoi discepoli. Oggi ancora una volta il Signore ci ripete la necessità di farci come uno di quei piccoli per entrare nel suo Regno: “In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso”. E prendendoli fra le braccia e imponendo loro le mani, li benediceva.

            In questi bambini che Gesù abbraccia e benedice sono rappresentati non solo tutti i bambini del mondo, ma anche tutti gli uomini, ai quali il Signore indica il modo in cui devono accogliere il Regno di Dio.

            Gesù illustra in modo incisivo la dottrina essenziale della filiazione divina: Dio è nostro Padre e noi siamo suoi figli; il nostro comportamento si compendia nel saper vivere concretamente il rapporto che un buon figlio ha con un buon padre. Lo spirito di filiazione divina ha come requisiti il senso della dipendenza dal Padre nostro celeste e l’abbandono fiducioso alla sua Provvidenza amorosa, al pari di un bambino che ha fiducia in suo padre; l’umiltà di riconoscere che da soli non possiamo fare nulla; la semplicità e la sincerità, che ci inducono a mostrarci così come siamo.

            Diventare interiormente come bambini, essendo persone adulte, può essere un compito impegnativo: richiede costanza e fortezza nella volontà, e un grande abbandono in Dio. “L ’infanzia spirituale non è semplicioneria spirituale, né mollezza: è cammino saggio e vigoroso che per la sua difficile facilità l’anima deve intraprendere e continuare portata per mano da Dio. Il cristiano deciso a vivere l’infanzia spirituale pratica con maggior facilità la carità, perché “il bambino è una creatura che non conserva rancore, né conosce la doppiezza, né ha cuore di ingannare. Il cristiano, come il bambino piccolo, non si adira se è insultato, non si vendica se è maltrattato. Più ancora: il Signore pretende da lui che preghi per i suoi nemici, che lasci anche la tunica a chi gli ruba il mantello, che presenti l’altra guancia a chi lo schiaffeggia. Il bambino dimentica con facilità e non tiene un elenco delle offese. Il bambino non ha crucci.

Don Pino Esposito

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Tue, 7 Aug 2018 19:19:53 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/754/1/infanzia-spirituale-e-semplicita---di-don-pino-esposito donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 5 Agosto http://www.donpinoesposito.it/mc/753/1/domenica-5-agosto

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,24-35)

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafamao alla ricerca di Gesù.  Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: “Rabbì, quando sei venuto qua?”. Gesù rispose loro: “In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre Dio, ha messo il suo sigillo”. 

Gli dissero allora: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”. Gesù rispose loro: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”. Allora gli dissero: “Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”.

Rispose loro Gesù: “In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi da il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”. 

Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”. Gesù rispose loro: “Io sono il pane della vita: chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”.

Don Pino Esposito

 

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Sun, 5 Aug 2018 08:39:24 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/753/1/domenica-5-agosto donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
La carità è pazienza http://www.donpinoesposito.it/mc/751/1/la-carita-e-pazienza

La carità è pazienza, esercizio di moderazione e sopportazione.

Santa Tersa d’Avila ci ricorda, ancora oggi che «con la pazienza si ottiene tutto», laddove la capacità di sopportare le difficoltà e i piccoli e grandi dolori non solo ci rede più forti ma pure ci pone in condizione di imitare l’esempio del Cristo e di Dio padre che ci accoglie sempre a braccia aperte e ci sostiene, ove vogliamo accostarci a lui con cuore puro, o purificato dalla misericordia della riconciliazione.

Lo stesso Paolo di Tarso loda in più occasioni la pazienza intesa quale frutto dello Spirito, nella Lettera ai Galati, quando afferma:

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (CEI 74[1] - Galati, 5.22).

O ancora, quando auspica che essa debba caratterizzare ogni credente nella Prima Lettera ai Tessalonicesi:

14. D’altra parte, fratelli, vi esortiamo ad ammonire i disordinati, a confortare chi è depresso, a sostenere i deboli, a essere pazienti con tutti. 15  Badate che nessuno renda male per male a qualcun altro; anzi cercate sempre il bene gli uni degli altri e di tutti (1 Tessalonicesi, 5.14-1).

In un mondo iperconesso dove le informazioni viaggiano velocissime, cosa vuol dire esercitare la carità come pazienza? Cosa vuol dire imparare a saper attendere e a sopportare, mantenendo la calma?

La risposta non va cercata solamente nel beneficio psicologico personale che qualsiasi life coach sventola davanti agli occhi di una umanità stressata, spesso frustrata, e soprattutto intollerante.

La risposta è molto semplice: anche l’esercizio della pazienza nelle nostre relazioni con l’altro e con il mondo che ci circonda nella sua totalità, è una forma di amore nei loro confronti e di imitatio christi. Così, infatti l’autore della Lettera agi ebrei ammonisce i suoi lettori:

Fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio (Ebrei 12.2).

Solo l’amore ci può dare la forza per resistere alla tentazione di rispondere ai torti (presunti o reali) con l’ira, e coltivare la pazienza. Naturalmente, al di là di una disposizione d’animo e di volontà, è necessaria a grazia divina per poter essere sinceramente pazienti e ciascuna prova che si affronta la mette nuovamente in discussione. La fede e la speranza sostengono allora l’uomo e gli consentono di essere paziente.

In questa accezione la carità diviene strumento di vero amore e di sacrificio di sé, rendendoci degni dell’amore e del sacrificio divino e, in altre parole, dando pienezza alla nostra humanitas, come ricorda San Giacomo nella prima Lettera agli ebrei in esilio:

Fratelli, considerate perfetta letizia, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza e la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti ed integri, senza mancare di nulla (Gc 1, 2-4).

In questo significato, la pazienza diviene strumento di gioia e indice di saggezza, come ricordava papa Francesco, nell’omelia della messa del 17 febbraio 2014 celebrata a santa Marta, commentando proprio questo passo.

 Che il Signore ci dia a tutti noi la pazienza, la pazienza gioiosa, la pazienza del lavoro, della pace, ci dia la pazienza di Dio, quella che Lui ha, e ci dia la pazienza del nostro popolo fedele, che è tanto esemplare.

Don Pino Esposito


[1] Nell’’edizione CEI 2008 alla parola pazienza si sostituisce “benevolenza” ma, poiché nella prima Lettera di San Paolo ai Corinzi troviamo entrambi i termini, si è scelto di mantenere la vecchia traduzione, per poter poi analizzare in altra sede come la carità possa declinarsi, nello specifico, quale benevolenza.

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Tue, 31 Jul 2018 16:54:22 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/751/1/la-carita-e-pazienza donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 29 luglio http://www.donpinoesposito.it/mc/750/1/domenica-29-luglio

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,1-15)

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberiade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.

Allora Gesù, alzati gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: “Dove potremmo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”. Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo”. Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”. Rispose Gesù: “Fateli sedere”. C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.

Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quanto furono saziati, disse ai suoi discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: “Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!”. Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Don Pino Esposito

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Sun, 29 Jul 2018 19:43:56 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/750/1/domenica-29-luglio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Segretari di Stato. Diplomatici con il Vangelo http://www.donpinoesposito.it/mc/752/1/segretari-di-stato-diplomatici-con-il-vangelo

Interessante novità nel panorama degli studi storici dedicati al papato e alle istituzioni che lo hanno accompagnato, e lo accompagnano, specialmente in età moderna”, definisce il volume il card. Francesco Coccopalmerio, nella prefazione che porta la sua firma. 

L’autore dell’opera è Pino Esposito, sacerdote, teologo e studioso delle diplomazie vaticane nel tempo. Il volume, di oltre 700 pagine, si articola in 56 capitoli, ciascuno dedicato ad ognuno dei segretari di Stato succedutisi nel tempo: dal primo, Scipione Caffarelli Borghese, in carica dal 1605 al 1721, all’attuale Pietro Parolin. “Una narrazione delle diplomazie vaticane nelle loro contestualità storico-politiche e umane, con testimonianze e notizie su personaggi e protagonisti di avvenimenti annotati negli archivi della storia, anche per vicende meno note”, definisce l’opera la casa editrice, Pieraldo Editore, spiegando che la particolarità del libro è la scelta di privilegiare il profilo umano e “non ufficiale” degli interessati.

A corredo del volume, un’appendice sulla filatelia vaticana, ben nota per la sua qualità culturale. Alla presenza di Parolin, Coccopalmerio e diversi porporati, interverranno alla presentazione del 7 maggio mons. Antonio Mennini, officiale della Segreteria di Stato della Santa Sede, lo storico Alberto Melloni, padre Domingo Andrés Gutierrez, docente alla Pontificia Università Lateranense, e mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Jonio. Modera il giornalista vaticanista Raffaele Luise.

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Wed, 25 Jul 2018 17:06:58 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/752/1/segretari-di-stato-diplomatici-con-il-vangelo donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 22 luglio http://www.donpinoesposito.it/mc/749/1/domenica-22-luglio

Dal Vangelo secondo Marco (6,30-34)

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'”. Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero la a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si misero a insegnare loro molte cose.

Don Pino Esposito

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Sun, 22 Jul 2018 08:01:16 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/749/1/domenica-22-luglio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
La carità è magnanimità http://www.donpinoesposito.it/mc/748/1/la-carita-e-magnanimita

La carità è magnanimità, laddove essa allontana l’uomo dall’invidia per ciò che si reputa un altro possegga o riceva, mostro che germoglia dentro il cuore degli uomini mentre li spinge in uno stato di prostrazione tale da desiderare il male per gli altri.

La carità «non è invidiosa» dice san Paolo, mettendo in guardia i Corinzi e tutti i fedeli, più in generale, contro l’invidia. Del resto essa è uno dei sette peccati capitali. Nella Bibbia l’invidia percorre e contorce gli animi degli uomini, da Caino a Saul, mostrando come essa tragga origine dal senso di sconfitta che la grandezza e il successo dell’altro genera in chi è frustrato come reazione al senso di fallimento.

La capacità della carità di gioire del bene dell’altro e della sua gioia è il frutto di un atto di amore e la grandezza d’animo della magnanimità ben lo esprime come sua declinazione. L’esercizio della magnanimità si esplica nella capacità di saper allargare il proprio cuore abbracciando l’altro, quale che esso sia (amico o nemico). In questa accezione essa è veramente legata all’esercizio della carità, la cui grandezza e forza necessitano di una superiorità morale, temperata dalla motivazione del proprio agire, che è riconducibile, ancora una volta, all’amore.

L’invidia, invece, rattrappisce lo spirito di chi la prova, ripiegandolo su sé tesso, dove la mancanza di riconoscimento provoca una forte scossa alla propria autostima ed alla costruzione stessa della propria identità, tale da generare una reazione di autodifesa: distruggere l’altro consente all’invidioso di valorizzare sé stesso, quasi fosse incapace di esistere senza annullare l’altro, senza desiderarne il male. Non a caso, san Pier Crisologo parlava dell’invidia come conseguenza della frustrazione e dell’impotenza a realizzarsi, che proiettano la disperazione per il proprio male sull’altro, incolpato di ricevere quanto si pensa di meritare. Di fatto l’invidioso si lascia cadere nel baratro dell’odio, divenendo «un carnefice di se stesso».

L’invidia è annoverata da Aristotele tra gli “abiti del male”, ovvero quei vizi il cui esercizio diviene una abitudine distruttiva dell’animo che, tuttavia, sembra essere connaturata all’uomo. Ed è proprio in questo contesto che interviene la grazia divina a piegare le inclinazioni più oscure del nostro spirito per portarlo nella luce dell’amore divino. Quest’esperienza, accanto alla consapevolezza di essa, rende possibile la grandezza nell’amore: la magnanimità non va, infatti, intesa come un senso di superiorità altrimenti declinato come superbia, ma come vera e propria grandezza morale che nasce dall’esperienza del mondo e del bene che Dio ci elargisce. Per questo motivo papa Francesco la definisce «un miracolo della carità» che trasforma il cuore dell’uomo, consentendo «così che non sei più tu che vivi, ma Cristo vive in te. E Gesù è tutto amore».

Don Pino Esposito

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Wed, 18 Jul 2018 19:20:05 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/748/1/la-carita-e-magnanimita donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 15 luglio http://www.donpinoesposito.it/mc/747/1/domenica-15-luglio

Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)

In quel tempo, Gesù chiamò a sè i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: “Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finchè non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”.

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Don Pino Esposito

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Sun, 15 Jul 2018 07:50:03 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/747/1/domenica-15-luglio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 8 luglio http://www.donpinoesposito.it/mc/746/1/domenica-8-luglio

Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6)

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: “Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?”.

Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi dintorno, insegnando

Don Pino Esposito

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Sun, 8 Jul 2018 09:05:08 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/746/1/domenica-8-luglio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 1 luglio http://www.donpinoesposito.it/mc/745/1/domenica-1-luglio

Dal Vangelo secondo Marco (5,21-43)

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: “La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva”. Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.

Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: “Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata”. E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.

E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: “Chi ha toccato le mie vesti?”. I suoi discepoli gli dissero: “Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”. Egli guardava attorno per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Và in pace e sii guarita dal tuo male”.

Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: “Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”. Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: “Non temere, soltanto abbi fede!”. E non permise a nessuno di seguirlo, fuorchè a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.

Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato disse loro: “Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme. E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con se il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina.

Prese la mano della bambina e le disse: “Talità kum”, che significa: “Fanciulla, io ti dico: alzati!”. E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Don Pino Esposito

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Sun, 1 Jul 2018 10:03:32 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/745/1/domenica-1-luglio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Segretari di Stato del Vaticano http://www.donpinoesposito.it/mc/744/1/segretari-di-stato-del-vaticano

Segretari di Stato del Vaticano, qual è il vero ruolo dei ‘diplomatici con il Vangelo’? (ilfattoquotidiano.it)

Diplomazia e Vangelo in un libro sui Segretari di Stato (farodiroma.it)

Segretari di Stato: Melloni, “non una semplice diplomazia in talare” (agensir.it)

Pino Esposito: la diplomazia vaticana è la diplomazia del cuore (vaticannews.va)

Segretari di Stato Vaticani (Youtube Distampa)

 

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Sun, 24 Jun 2018 08:42:53 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/744/1/segretari-di-stato-del-vaticano donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 24 giugno http://www.donpinoesposito.it/mc/742/1/domenica-24-giugno

Dal Vangelo secondo Luca (1,57-66.80)

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: “No, si chiamerà Giovanni”. Le dissero: “Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome”. Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: “Giovanni è il suo nome”. Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose.

Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: “Che sarà mai questo bambino?”. E davvero la mano del Signore era con lui. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Don Pino Esposito

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Sun, 24 Jun 2018 08:27:38 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/742/1/domenica-24-giugno donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 17 giugno http://www.donpinoesposito.it/mc/741/1/domenica-17-giugno

Dal Vangelo secondo Marco (4,26-34)

In quel tempo, Gesù diceva (alla folla): “Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura”.

Diceva: “A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? E’ come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra”.

Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa

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Sun, 17 Jun 2018 09:52:16 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/741/1/domenica-17-giugno donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
La carità è amore http://www.donpinoesposito.it/mc/740/1/la-carita-e-amore

La carità è amore, dono di sé per amore, come ci ricorda l’esempio di Cristo.

Grazie ad essa l’uomo è capace di amare Dio sopra ogni altra cosa ed è essa che rende possibile amare l’altro come sé stessi per amore di Dio.

Non è un caso che il Catechismo della Chiesa Cattolica vi si soffermi, insistendo sulla novità di essa quale comandamento datoci da Cristo (Gv, 13.34) che ci ha amati «sino alla fine» (Gv 13,1), manifestazione vivente dell'amore che riceve dal Padre. Per questo Gesù dice:

Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore (Gv 15,9);

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati (Gv 15,12).

Questo amore rende possibile l’esercizio delle virtù cristiane che indirizza e vivifica poiché la carità viene esercitata per l’esempio e per l’amore di Cristo, come ancora san Palo ricorda, questa volta ai Colossesi quando parla della carità quale «vincolo di perfezione» (Col 3,14), forma delle virtù inizio e fine teleologico del loro esercizio.

È la carità che eleva la capacità umana di amore alla perfezione dell’amore divino. Del resto, come ricorda Sant’Agostino, «Il compimento di tutte le nostre opere è l'amore. Qui è il nostro fine; per questo noi corriamo, verso questa meta corriamo; quando saremo giunti, vi troveremo riposo» (Sant'Agostino, In epistulam Ioannis ad Parthos tractatus, 10, 4).

Per tutti questi motivi la carità quale esercizio di amore cristiano deve informare l’azione di ogni fedele chiamato a vivere l’amore divino e a farsi apostolo di fede in un mondo che a volte sembra rinchiudersi su sé stesso per paura del male che vede dentro di sé, per le violenze e gli egoismi, per il dolore e la rabbia che sembrano muovere l’azione di tanti uomini che hanno perso il ricordo nonché la speranza stessa che deriva da quell’amore.

Questo esercizio dell’amore si risolve nel prodigarsi per l’altro, annullando, o almeno mettendo da parte, il sé e i suoi bisogni per la priorità data al prossimo.

È in questo senso che vanno lette e parole di madre Teresa di Calcutta, quando affermava che «l’amore, per essere vero, deve costar fatica, deve far male, deve svuotarci del nostro io».

Don Pino Esposito

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Wed, 13 Jun 2018 19:16:23 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/740/1/la-carita-e-amore donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 3 giugno http://www.donpinoesposito.it/mc/739/1/domenica-3-giugno

Dal Vangelo secondo Marco (14,12-16.22-26)

Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: “Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?”.

Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con la brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”.

Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi”. I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”. Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.

E disse loro: “Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio”.

Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Don Pino Esposito

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Sat, 2 Jun 2018 23:23:06 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/739/1/domenica-3-giugno donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 27 maggio Santissima Trinità http://www.donpinoesposito.it/mc/738/1/domenica-27-maggio-santissima-trinita

Il sublime e impenetrabile mistero della Santissima Trinità è riassunto in una frase tra le più semplici che vi siano: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Benchè la Santissima Trinità inabiti in noi, quando viviamo una vita di grazia, la nostra mente non è in grado di penetrare, durante questa esistenza terrena, la profondità di questo Mistero. Dio ha manifestato il suo amore inviando sulla terra suo Figlio Gesù di Nazaret. Questi, il Verbo venuto nel mondo, ha potuto parlare di dio con parole d’uomo. Ci ha detto che il nome proprio di Dio è “Padre”; che la sua onnipotenza è quella di un amore infinito e indefettibile; che lo Spirito Santo introduce i credenti nella comunione della santissima e indivisibile Trinità.

Il mistero che si celebra in questa domenica tocca certamente il piano spirituale, ma anche quello delle nostre relazioni quotidiane. Ciascuno di noi ha la sua personalità di credente: essa può e deve realizzarsi pienamente grazie alla comunione con Dio e con gli altri uomini.

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Sun, 27 May 2018 17:07:55 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/738/1/domenica-27-maggio-santissima-trinita donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
La carità http://www.donpinoesposito.it/mc/737/1/la-carita

Fede, speranza e carità sono le tre virtù teologali, il cui esercizio consente all’uomo di vivere instaurando una piena relazione con Dio e, perciò, si offrono come fondamenti e principi vivificatori dell’agire umano.

Esse sono un dono poiché infuse nel cuore e nella mente dell’uomo per volontà e grazia divina.

Eppure tra di esse, nella Prima lettera ai Corinzi, San Paolo ci dice ancora oggi come la carità sia la più grande. Lungi da proporre una “classifica” delle virtù, l’apostolo pone l’accento su di essa in un contesto di spiegazione e di indicazione del cammino da seguire per gli indirizzari della sua epistola, ovvero la giovane comunità cristiana di Corinto.

La ricchezza semantica della carità abbraccia tutto un universo di significati, che l’apostolo Paolo si premura di sciogliere indicandone le diverse declinazioni.

La carità si declina, allora come ciò che ci rende davvero uomini e non semplici oggetti dotati di capacità di emettere suoni e di muoversi. San Paolo è molto chiaro al riguardo: doni e carismi come la profezia o la pienezza della fede non ci renderebbero uomini migliori se non fossero accompagnati dalla carità.

La carità è amore, dono di sé per amore, come ci ricorda l’esempio di Cristo.

La carità è pazienza, esercizio di moderazione e sopportazione.

La carità è benevolenza, ovvero non solo la buona disposizione verso l’altro, ma il riflesso dell’amore che unisce Dio, che elargisce la grazia santificatrice, e l’uomo, che si avvicina a Dio attraverso l’esercizio della carità. Un amore che, come ha ricordato Benedetto XVI, è connaturato al disegno divino creatore frutto del mistero della volontà di Dio, che ha rivolto verso di noi la propria benevolenza e ce ne ha fatti partecipi.

La carità è magnanimità, laddove essa allontana l’uomo dall’invidia per ciò che si reputa un altro possegga e spinge colui che la prova in uno stato di prostrazione tale da desiderare il male per quella persona.

La carità è umiltà, poiché essa allontana l’uomo dal proprio orgoglio.

La carità è rispetto verso tutto ciò che Dio ha creato, massimamente l’umanità, poiché esso si concretizza, come ha avuto modo di sottolineare papa Francesco nell’omelia a Concistoro ordinario del febbraio 2015, nella capacità di considerare l’altro, la sua dignità, le sue istanze e i suoi bisogni.

La carità è accoglienza e inclusione, laddove sulla base del rispetto dell’altro lo riconosciamo uguale a noi e dunque lo accogliamo come nostro pari.

La carità è altruismo, poiché non il proprio ma l’interesse dell’altro è ciò che ne muove la realizzazione nell’agire umano, decentrando l’io per porvi solamente Cristo.

La carità è placidità, allontanando l’uomo dall’ira facile e da tutti quei comportamenti ed azioni sbagliate, frutto di impulsività, a favore di una serena calma che scaturisce dalla vera forza d’animo e dalla fiducia in Dio.

La carità è indulgenza, laddove il male ricevuto non trova spazio per alimentare il rancore, ma grazie ad essa si apre il cuore dell’uomo alla tolleranza ed alla relazionalità.

La carità è misericordia, quale inclinazione alla pietà ed al perdono.

La carità è giustizia, laddove il suo esercizio conduce alla ferma denuncia dell’ingiustizia.

La carità è amore della verità che trova nella parola di Cristo ed è chiamato a perseguire nella sua vita come riflesso di essa.

La carità è saper comprendere e scusare l’altro, poiché solo attraverso la comprensione e l’empatia si può vedere il bene che è nell’altro.

La carità è fiducia, da donare all’altro quale frutto di quella esperita nell’abbandono confidente e sereno al volere di Dio.

La carità è speranza, poiché rende capaci di dare speranza a chi ne ha bisogno grazie alla forza che scaturisce della speranza in Dio.

La carità è tolleranza, poiché tutto sopporta, rendendo capaci di tollerare ogni situazione, così come Cristo ha sopportato per amore nostro il peso del peccato umano.

La carità è infinta, poiché nel momento in cui si realizzerà la pienezza dei tempi, quando cesseranno di dare i loro frutti i doni divini come la profezia o la capacità di parlare più lingue, solo per fare alcuni esempi, essa perdurerà in tutta la sua perfezione di contro all’imperfezione umana.

Nei secoli che abbiamo lasciato alle nostre spalle, nel nome della carità cristiana sono stati, a volte, perpetrati crimini orribili e indegni di essa, ma nel suo stesso nome sono state e sono compiute anche ora, mentre sto scrivendo, piccole e grandi battaglie che, nella gioia e nel dolore, ci rendono degni di essere creature di Dio, veri suoi figli e segnano profondamente il nostro agire.

Don Pino Esposito

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Wed, 23 May 2018 17:46:14 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/737/1/la-carita donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Domenica 19 Maggio http://www.donpinoesposito.it/mc/736/1/domenica-19-maggio

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,26-27; 16,12-15)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà

Don Pino Esposito

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Sat, 19 May 2018 19:05:54 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/736/1/domenica-19-maggio donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)
Segretari di Stato vaticani, un libro racconta chi sono e cosa hanno fatto http://www.donpinoesposito.it/mc/743/1/segretari-di-stato-vaticani-un-libro-racconta-chi-sono-e-cosa-hanno-fatto

CITTÀ DEL VATICANO , 14 maggio, 2018 / 10:00 AM (ACI Stampa).- 

Dal secretarius intimus al secretarius domesticus fino al secretarius status: l’incarico vaticano di primo collaboratore del Pontefice si è evoluto nel corso dei secoli, e solo dal XVII secolo si può parlare del Segretario di Stato più o meno nel modo in cui lo conosciamo oggi. Da allora, sono stati 55 i Segretari di Stato che si sono succeduti a fianco dei Papi.

Una galleria delle biografie e delle storie di questi 55 collaboratori pontifici è fornita dal libro di don Pino Esposito “Segretari di Stato”, edito da Pieraldo Editore. Oltre 700 pagine per andare alla scoperta della storia di ciascuno dei “primi collaboratori” dei Papi, comprenderne le opere e anche il peso.

Certo, il conto di 55 Segretari di Stato funziona se si parte da Scipione Caffarelli-Borghese, Segretario di Stato dal 1605 al 1621, mecenate di arte, prima figura considerata da don Esposito come un Segretario di Stato nel senso moderno del termine.

Ma lo stesso don Esposito fa precedere l’opera da una considerazione metodologica, che aiuta a comprendere anche il modo in cui il ruolo del Segretario di Stato nel tempo.

Perché – nota l'autore del libro – alcuni considerano persino Girolamo Dandini, nominato da Giulio III, come il primo segretario di Stato, così come sempre a Giulio III si attribuisce la scelta di monsignor Angelo Massarelli a ministro della Segreteria di Stato.

Don Esposito sottolinea che “le tesi relative alle origini di questo istituto sono molteplici e spesso nettamente divergenti le une dalle altre”, tanto che altri storici attribuiscono a Tolomeo Gallio, sotto Gregorio XI, il ruolo di primo segretario di Stato, a fianco del Cardinale Nipote Carlo Borromeo, che pure si ascrive tra i segretari di Stato del passato.

È però un segno che, proprio mentre gli Stati nazionali come Francia e Spagna si dotavano di un Segretario di Stato, così anche la Santa Sede comincia a dotarsi di una personalità che sia a fianco del Papa e che gestisca anche i rapporti con gli Stati.

Ma il punto di inizio della Segreteria di Stato moderna si scontra con “quello di stabilire gli antecedenti a cui poter legittimamente ricondurre la fisionomia generale del Segretario di Stato”, e allora si potrebbe – osserva don Esposito – persino risalire alla Segreteria Apostolica di Innocenzo VIII, “con l’articolazione complessa delle sue sezioni (la Cancelleria dei Brevi, la Segreteria dei Brevi ai Principi e la Segreteria delle Lettere Latine) istituita prevedendo una certa preminenza del secretarius domesticus e, con Leone X, del Secretarius Intimus.

È una cornice che aiuta a comprendere come l’istituto della Segreteria di Stato non è sempre stato omogeneo. Non a caso, nella postfazione (che curiosamente è pubblicata all’inizio del libro), scritta da Domingo Andrés Gutierrez, si racconta come la carica è stata poi strutturata con la Pastor Bonus di Giovanni Paolo II.

Promulgata nel 1988, la Costituzione Apostolica regola scopi, funzioni e organigramma della Curia Romana, andando ad aggiornare la Regimi Ecclesiae Universae che, subito dopo il Concilio Vaticano II, era stata promulgata da Paolo VI per dare una nuova forma alla Curia secondo i dettami conciliari.

Il tema non è di poco conto. Sisto V e Pio X, infatti, riformano la Curia, ma lo fanno oltre 30 anni dopo il Concilio di Trento e del Concilio Vaticano I.

Paolo VI invece riforma la Curia appena due anni dopo la chiusura del Concilio Vaticano II, ed è per questo che 19 anni dopo c’è bisogno di una nuova costituzione apostolica per dare un nuovo ordine alla Curia.

Questa nuova costituzione segue comunque i dettami conciliari, che prevedevano – nota Gutierrez – questi postulati: che il Papa si serve della Curia romana “nell’esercizio del suo potere primaziale”; che i dicasteri agiscono a nome del Papa per “il bene di tutte le Chiese particolari per il servizio a tutti i pastori”; e che i dicasteri devono essere sottoposti a un nuovo ordinamento “più rispondente alle nuove esigenze dei tempi, delle regioni e dei riti".

La cosa ancora più interessante erano le proposte pre-conciliari sulla riforma della Curia, con 12 proposte di cambio della Curia Roma, 10 delle Sacre Congregazioni e uno per i legati pontifici, che addirittura prevedevano un moltiplicarsi dei dicasteri di Curia, fino ad avere un segretariato per unificare l’azione delle Conferenze Episcopali, e una Congregazione per gli Affari Africani da affiancare all’America Latina – il tema è tornato di moda in questi ultimi tempi – così come di una congregazione sul Protestantesimo da separare da quella più generale dell’ecumenismo.

in questa quantità di proposte preconciliari, ci sono solo 3 proposte sulla Segreteria di Stato, due contrapposte tra loro, e una che prevede che sia assunti consacrati religiosi con gli stessi diritti dei sacerdoti diocesani.

Resta il fatto che la Segreteria di Stato è sempre rimasta un organo centrale nella riforma della Curia, e che questo è rimasto anche quando si è parlato di maggiore sussidiarietà e maggiore responsabilità ai vescovi locali. Solo con la Pastor Bonus si pensò di cambiare la dicitura “Secretarius Status” in Secretarius Papalis, ma alla fine la proposta non passò.

Al di là del tema di riforma strutturale, colpisce che tutti i profili dei cardinali hanno un profilo fortemente pastorale. E non potrebbe essere altrimenti.

L’arcivescovo Antonio Mennini, tornato a lavorare nella seconda sezione della Segreteria di Stato vaticana dopo aver girovagato da nunzio in Russia e Regno Unito, ha sottolineato che “il servizio dei segretari di Stato della Curia romana non avrebbe senso se non fosse finalizzato a costruire un mondo più umana, un mondo in cui l’uomo viene considerato in tutta la sua dimensione. Lo sviluppo integrale dell’uomo è l’unico sviluppo possibile di ogni processo sociale”.

E ancora, l’arcivescovo Mennini ha notato: “La diplomazia vaticana, la Santa Sede aspira a differenziarsi da quella civile di tanti stati per motivi ispiratori, ma anche di attuazione pratica, per entrare in quella prospettiva, di quella creazione di dare immagine di una diplomazia veramente evangelica”.

Forse viene anche da qui la scelta di creare una Terza Sezione nella Segreteria di Stato vaticana, con il compito della cura del personale diplomatico della Santa Sede.

Il tema, insomma, è vasto, e si inserisce anche in quel dibattito sulla riforma della Curia che vide all’inizio la Segreteria di Stato come primo bersaglio di una nuova distribuzione degli uffici, salvo poi diventare il nodo centrale di tutto. Chissà quale saranno i compiti del Segretario di Stato nella nuova bozza di Costituzione Pastorale che è ora in preparazione

Articolo originale su: ACI Stampa

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Fri, 18 May 2018 08:35:33 +0000 http://www.donpinoesposito.it/mc/743/1/segretari-di-stato-vaticani-un-libro-racconta-chi-sono-e-cosa-hanno-fatto donpinoesposito@donpinoesposito.it (Don Pino Esposito)