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Il pane e la misericordia: non dobbiamo mai abbandonare il fianco degli ultimi

Le ultime notizie di cronaca forniscono una metafora perfetta per riproporre la parola del Signore divulgata in terra da Papa Francesco.

Il pretesto, purtroppo, viene da quanto accaduto giorni fa a Roma in un quartiere che si è ribellato all'accoglienza di alcune persone ricollocate dopo la chiusura di un centro abitativo. "Ladri!", "dovete bruciare vivi" e "morite di fame" era quanto gli si appellava proprio mentre una cassa di panini predisposti alla cena degli "accolti" veniva rovesciata in terra e calpestata sull'asfalto. Tra queste persone, è bene rilevarlo, vi erano 33 bambini e 22 donne, tra le quali 3 in dolce attesa, tutte rinchiuse in quella struttura che più che un rifugio in quella giornata ha rappresentato una vera e propria prigione dalla quale era impossibile uscire.

Tralasciando l'aspetto politico della faccenda, però, mi preme approfondire il gesto del gettare il pane come rifiuto di fornire il più basico e sacro dei cibi a persone in evidente difficoltà sociale. E' una vera e propria negazione del dacci oggi il nostro pane quotidiano" del Padre Nostro, un preoccupante allontanamento nei confronti del religioso rispetto che questo cibo deve mantenere. Il pane calpestato in terra diventa un'icona di smarrimento, di lontananza dalla nostra condizione di fratelli agli occhi del Signore, di distacco da quegli ultimi che Egli ci ha sempre esortato ad affiancare.

"Ti deve spingere la carità di Cristo e, nel sentirti e nel saperti un altro Cristo dal momento in cui Gli hai detto che Lo segui, non ti separerai dai tuoi uguali come il sale non si separa dall'alimento a cui da sapore" è il monito da tenere sempre stretto nella mente e nel cuore, perché "la tua vita interiore e la tua formazione includono la vita di pietà e il criterio che un figlio di Dio deve avere, per insaporire tutto con la sua presenza attiva. Chiedi al Signore di essere sempre un buon condimento nella vita degli altri".

L'esempio migliore, come spesso accade, ci arriva da Papa Francesco, che nei confronti degli ultimi ha sempre modo di spendere una buona parola esortando le istituzioni e, a cascata, tutta la società civile, a mantenere una profonda umanità e un altissimo rispetto della vita umana e della qualità della stessa.

E' quanto ci racconta, ad esempio, la Dr.ssa Lucia Ercoli che si occupa di curare i clochard che trovano rifugio in piazza San Pietro. Accolta assieme a una delegazione medica dallo stesso Pontefice, infatti, ci fa sapere che è stato messo a disposizione "un ricettario d’ambulatorio per le cure primarie grazie all’Elemosineria apostolica, e con questo timbro le persone a cui non possiamo risolvere il problema farmacologico nel primo soccorso su strada, possono rivolgersi alla farmacia vaticana ricevendo il farmaco gratuitamente". E' stato l'estremo senso di carità e compassione di Francesco nei confronti dei più bisognosi a far sì che i farmaci per queste persone siano tutti donati, e vengono ricevuti "grazie alle donazioni del Banco farmaceutico e attraverso un grande impegno dell’Elemosineria apostolica, il braccio caritativo del Papa, che acquista i farmaci per noi perché un principio dei nostri ambulatori è la somministrazione della terapia per il periodo della cura" come aggiunge la stessa Ercoli. Dal Papa, oltre ai farmaci, "riceviamo i viveri quando servono, le docce e poi tutta una serie di attività per cui il Colonnato è diventato il riferimento di tante periferie nascoste. Si è creato questo avvicinarsi, il Papa ha ribaltato la prospettiva, ha reso il centro periferia e la periferia il centro" si trova poi a concludere.

Spostare il centro nella periferia e viceversa dunque, per permettere a tutti di avere una visione completa di un problema comune e ritornare a quel sentimento di forte solidarietà che solo la fratellanza come figli di Dio può tornare a evocare.

Ci può essere utile ritrovare, tra gli altri, la figura di San Gaetano Errico che focalizzò la sua attenzione sull'annuncio della Parola, sul ministero della riconciliazione, sull'assistenza materiale e spirituale ai malati, e, soprattutto, sul servizio della carità per ribadire agli uomini che Dio è Padre e li ama.

Tornare a spezzare il pane con i nostri fratelli e non più calpestarlo, quindi, perché come ha ribadito lo stesso Francesco in occasione della sua visita diplomatica in Marocco, "noi abbiamo visto che è più bello seminare la speranza, andare per mano sempre avanti. Abbiamo visto [...] che ci vogliono dei ponti e sentiamo dolore quando vediamo le persone che preferiscono costruire dei muri". Senza mai dimenticarci, infatti, che coloro che costruiscono i muri finiranno prigionieri dei muri che hanno costruito. Invece quelli che costruiscono ponti, andranno tanto avanti".

Il Signore ci convoca a rappresentare la luce nel mondo che non può rimanere nascosta perché portatrice di verità, ci chiama a conoscere il bene che abbiamo l'opportunità di realizzare e portarlo a compimento, a dividere il pane con chi non ha la nostra stessa fortuna. L'imperativo è di creare legami, allacciare relazioni umane che ci guidino al divino e realizzare ponti.

"Mi ha sempre toccato tanto una frase del romanzo di Ivo Andrich Il ponte sulla Drina: lui dice che il ponte è fatto da Dio con le ali degli angeli perché gli uomini comunichino… perché gli uomini possano comunicare. Il ponte è per la comunicazione umana" ribadisce Papa Francesco.

Perché per il momento "i frutti non si vedono ma si vedono tanti fiori che daranno dei frutti”.

Don Pino Esposito
Il pane e la misericordia: non dobbiamo mai abbandonare il fianco degli ultimi

Don Pino Esposito Foto di Don Pino Esposito Parroco delle Parrocchie della SS.Trinità in San Donato di Ninea, di Santa Rosalia, e del SS. Salvatore in Policastrello
       
      S.Donato di Ninea,       Italia    
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