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Domenica 5 Novembre

La parola di Dio odierna richiama e approfondisce in ogni sua lettura il tema della paternità di Dio che non deve essere usurpata da nessuno. Se la si usurpa, tutta la nostra vita ne viene intaccata nelle relazioni fondamentali che la caratterizzano: con Dio, con sé stessi e con gli altri. “Non abbiamo forse tutti noi un solo padre?..” si domanda il profeta Malachia e prosegue: “…Perché dunque agire con perfidia l’uno contro l’altro?”.

Al quadro fosco del profeta, si contrappone l’atteggiamento materno di S. Paolo che manifesta tutta la sua premura verso i Tessalonicesi offrendo gratuitamente il dono del vangelo: “Siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli”. La lieta notizia del vangelo non appartiene a chi l’annuncia né a chi la riceve ma è dono del Padre.

Gesù nel vangelo di Matteo sintetizza tutto questo proponendo la nuova grammatica del cristiano. Il vero discepolo non è maestro ma fratello; non si fa chiamare e non chiama nessuno padre perché è e rimane sempre figlio; non è guida ma felice di essere servo, discepolo dell’unico maestro che si è fatto uomo per amore. Facciamo nostra in questa domenica la stupenda preghiera del salmo 130 che esprime la fiducia e il pieno abbandono nelle mani del Padre dell’autentico discepolo: “Signore, non si esalta il mio cuore né i miei occhi guardano in alto; non vado cercando cose grandi né meraviglie più alte di me. Io invece resto quieto e sereno: come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato e in me l’anima mia. Israele attenda il Signore, da ora e per sempre”.

Dal Vangelo secondo Matteo (23,1-12)

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili e li impongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.

Tutte le loro opere le fanno per essere ammirate dalla gente: allargano i loro filatteri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.

Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.

Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo, chi invece si esalterà sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato”.

Don Pino Esposito

Don Pino Esposito - Domenica 5 Novembre

Don Pino Esposito Foto di Don Pino Esposito Parroco delle Parrocchie della SS.Trinità in San Donato di Ninea, di Santa Rosalia, e del SS. Salvatore in Policastrello
       
      S.Donato di Ninea,       Italia    
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