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Il monito del Papa: rifondare l’Europa grazie all’identità cristiana delle sue origini

Il 25 marzo si è ricordato uno dei più importanti anniversari della nostra storia recente, ossia la firma dei trattati che hanno decretato l’inizio, in una giornata carica di attese e di speranze, della Comunità Economica Europea. Nasceva così sessanta anni fa con i “Trattati di Roma” l’Europa che oggi conosciamo, basata su quattro libertà fondamentali: libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali, che avrebbe dovuto realizzarsi in un periodo di dodici anni, in tre fasi successive. In questa importante giornata, oltre ai vari capi delle nazioni d’Europa , anche Papa Francesco ha voluto affrontare l’argomento riprendendo le tante speranze di ieri e le tante attese di oggi per un futuro che possa proseguire con rinnovato slancio e fiducia secondo il cammino iniziato ormai nel 1957. Quella in cui ci troviamo oggi è un’Europa che cerca la sua identità, e che forse ha dimenticato le motivazioni che hanno ispirato i suoi padri fondatori. Secondo gli ideatori, infatti , l’Europa unita sarebbe dovuta nascere attraverso una costruzione fraterna e giusta nella quale politica, economia e cultura dovevano essere a misura d’uomo e non mosse solamente da necessità produttive, economiche o finanziarie. Ricorda infatti il Papa: All’origine dell’idea d’Europa vi è la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica, con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria”.

Cambiato negli anni è anche l’atteggiamento verso l’immigrazione, dove l’unità e l’accoglienza, che possono tradursi in pace e tranquillità, sono stati osteggiati e sono diventati con il tempo paura verso l’estraneo, il diverso. Continua il Papa: “Laddove generazioni ambivano a veder cadere i segni di una forzata inimicizia, ora si discute di come lasciare fuori i ‘pericoli’ del nostro tempo: a partire dalla lunga colonna di donne, uomini e bambini, in fuga da guerra e povertà, che chiedono solo la possibilità di un avvenire per sé e per i propri cari”. “Le migrazioni non sono un pericolo, ma una sfida per crescere. L'Europa stessa è frutto di tante invasioni e migrazioni, susseguitesi nel corso dei secoli”. L’avvenire per il futuro dell’Europa si muove anche da questo importante argomento che da solo può costruire un futuro più proficuo e positivo per ogni generazione a venire. Non solo, quindi, il Santo Padre, ma anche i padri fondatori dell’Europa tutta avevano messo in conto l’unione di popoli diversi uniti insieme, senza inimicizie né frontiere, per un progetto umano comune. Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che all’origine della civiltà europea si trova il Cristianesimo senza il quale i valori occidentali di dignità, libertà e giustizia risultano per lo più incomprensibili. I valori cristiani e umani, come quelli della dignità umana sono da sempre parte dell’insegnamento di Cristo e sono gli stessi valori che, attraverso il rispetto, la tolleranza ed il desiderio di cooperazione e pace, devono essere ricordati ad ogni cittadino di questa comunità europea, ma soprattutto ad ogni governante che ogni giorno con il suo operato potrebbe migliorare questa nostra povera Europa, che a volte dimentica la sua identità e le sue origini. Ed in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo possiamo cogliere il messaggio di fiducia del Papa che ci parla, invece, di momento di sfide ed opportunità in cui possiamo davvero dare una svolta alla nostra unione di popoli e non solo di leggi e movimenti economici. La crisi, vista in chiave positiva, è un’occasione rara per attuare un attento discernimento sul percorso compiuto fino ad oggi. Le risposte per l’Europa di domani “le ritroviamo proprio nei pilastri sui quali essi hanno inteso edificare la Comunità economica europea e che ho già ricordati: la centralità dell’uomo, una solidarietà fattiva, l’apertura al mondo, il perseguimento della pace e dello sviluppo, l’apertura al futuro” ha ribadito Papa Francesco. Se l’Europa vuole avere un futuro degno del suo passato non deve, quindi, dimenticare né l’armonia né le sue radici cristiane. Ancora oggi l’anima dell’Europa rimane unita grazie ai valori che le derivano dalle sue radici cristiane, solo grazie al cristianesimo, infatti, si possono costruire società autenticamente laiche nelle quali credenti e non credenti, residenti e stranieri possano comunque trovare il loro posto nel mondo.

Sull’anima cristiana dell’Europa riprendo le parole di Igino Giordani (scrittore, giornalista e politico italiano, nonché cofondatore del Movimento dei Focolari  insieme a Chiara Lubich) dette non oggi, ma nel 1961 e, nonostante questo, ancora attuali perché, anche se l’incubo della guerra fredda è stato superato, rimangono sfide e rancori che necessitano di essere affrontati: L’Europa un’anima l’ha già: il cristianesimo, sua essenza e sua genesi. In questo alito spirituale comune, anche i fattori materiali e umani si fondono, e si innalzano, vivificandosi di un ideale universale. Così i popoli d’Europa, ravvivando questi principi costitutivi della loro storia, fondendoli nella fiamma ideale della solidarietà, frutto dell’amore – che è intelligenza divina –, troveranno nella razionalità di esso, nella convivenza e urgenza e necessità di esso, la soluzione prima dei loro problemi: e questo in un’ora decisiva, in cui una guerra interna – che più che mai oggi appare irrazionale e fratricida – potrebbe segnare la catastrofe definitiva. L’amore, invece, mettendo a circolare il bene e i beni, potrà segnare la salvezza risolutiva.”

Don Pino Esposito

Il monito del Papa: rifondare l'Europa grazie all'identita' cristiana delle sue origini

Don Pino Esposito Foto di Don Pino Esposito Parroco delle Parrocchie della SS.Trinità in San Donato di Ninea, di Santa Rosalia, e del SS. Salvatore in Policastrello
       
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