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Bontà e tenerezza in un papà speciale: l’esempio di San Giuseppe

Il 19 marzo, la Chiesa Cattolica ha ricordato uno dei Santi più importanti nella storia, patrono di falegnami e degli artigiani, protettore dei poveri, nonché papà straordinario. Mi riferisco ovviamente a San Giuseppe, il cui nome di origine ebraica, significa “Dio aggiunga” inteso in senso lato come “aggiunto in famiglia”, sposo di Maria e padre putativo di Gesù, definito nella Bibbia come uomo giusto. Non è un segreto che Papa Francesco sia molto devoto a San Giuseppe, visto come uomo forte e silenzioso, e durante una delle sue omelie ha affermato che ogni sera è sua abitudine affidare al Santo, sotto forma di biglietti, problemi intenzioni e richieste di grazie mettendoli sotto una statua di San Giuseppe dormiente che si trova sul comodino vicino alla sua scrivania. San Giuseppe è il modello a cui Papa Francesco si è ispirato in questi anni: è la figura al cuore del pontificato, poiché il Santo non si fa tante domande, apre le braccia e accoglie in un servizio umile, concreto e soprattutto ricco di fede. San Giuseppe ha “custodito” Gesù e Maria, cioè il Vangelo, esattamente come sta facendo il Papa in questi anni e come sta insegnando a fare a tutti noi. A tal riguardo, così si espresse il Papa durante l’Angelus del 22 dicembre 2013: “Giuseppe era un uomo che dava sempre ascolto alla voce di Dio, profondamente sensibile al suo segreto volere, un uomo attento ai messaggi che gli giungevano dal profondo del cuore e dall’alto.  E’ così, era un uomo buono”. 

Da molti San Giuseppe è additato anche come “il Santo del silenzio” in quanto sono poche le righe evangeliche che si riferiscono a lui e in particolare perché i vari dubbi della sua vita li ha saputi custodire trovando risposte attraverso la volontà di Dio a lui rivelata in varie occasioni attraverso la visita dell’angelo, nei suoi sogni. Per il suo ruolo fondamentale nella Santa famiglia che forma insieme a Maria e Gesù, San Giuseppe con le sue particolari virtù di spirito educativo, affettivo, protettivo e senso di responsabilità è considerato un modello di sapienza divina, poiché chiede a Dio cosa fare quando non comprende, rimanendo sempre al servizio della sua sposa e del  figlio. Anche per questo San Giuseppe è il “custode” della famiglia (non è un caso che la festa laica del papà si celebri proprio il 19 marzo in concomitanza con la celebrazione della Chiesa Cattolica), ma anche della Chiesa tutta come ha ha sottolineato il beato Giovanni Paolo II: “San Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa è figura e modello”. Giuseppe è “custode” perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. Giuseppe è, inoltre, modello di ogni padre poiché ha aiutato Gesù a crescere in “età, sapienza e grazia”, come dice il Vangelo di Luca (2,52). Riprendo le parole di Papa Francesco sulla figura di San Giuseppe per spiegare con semplicità quanto il Santo meriti tutta la nostra riconoscenza e la nostra devozione per come ha saputo custodire la Vergine Santa e il Figlio Gesù. Durante l’udienza generale del 19 marzo 2014 il Papa ha così detto: “L’essere custode è la caratteristica di Giuseppe: la sua grande missione” per poi spiegare nel dettaglio come abbia fatto Giuseppe a far crescere Gesù in età, sapienza e grazia. Infatti, Giuseppe si è preso cura, in tutto e per tutto, della sua famiglia, affinché non mancasse mai il necessario per un sano sviluppo, persino quando questo lo ha messo nella situazione drammatica di rifugiato durante la fuga in Egitto o successivamente nella fase dell’apprendistato del lavoro nella bottega di Nazareth, perché è grazie a suo Padre che Gesù impara il suo lavoro di falegname. Giuseppe però ha educato il figlio non solo al lavoro, ma anche, e soprattutto, a nutrirsi della Parola di Dio ed a ascoltare le Sacre Scritture. Ed infine, riprendendo nuovamente le parole del Papa, la dimensione della “grazia”: “Dice sempre san Luca riferendosi a Gesù: «La grazia di Dio era su di lui». Qui certamente la parte riservata a san Giuseppe è più limitata rispetto agli ambiti dell’età e della sapienza. Ma sarebbe un grave errore pensare che un padre e una madre non possano fare nulla per educare i figli a crescere nella grazia di Dio. Crescere in età, crescere in sapienza e crescere in grazia: questo è il lavoro che ha fatto Giuseppe con Gesù, farlo crescere in queste tre dimensioni; aiutarlo a crescere.” Per queste caratteristiche Giuseppe è modello, oggi come ieri, per ogni educatore, in particolare per ogni padre, e anche per ogni sacerdote. Ed il vangelo ci insegna che Giuseppe “era un uomo che dava sempre ascolto alla voce di Dio, profondamente sensibile al suo segreto volere, un uomo attento ai messaggi che gli giungevano dal profondo del cuore e dall’alto”. Un uomo che quando ricevette una missione più grande da parte di Dio non si è “ostinato a perseguire il suo progetto di vita, non ha permesso che il rancore gli avvelenasse l’animo, ma è stato pronto a mettersi a disposizione della novità che, in modo sconcertante, gli veniva presentata”. Proprio per questo egli è l’esempio da guardare per evitare di essere avvelenati dall’odio, dall’antipatia e dal rancore. Il messaggio è semplice quanto difficile “Accettare il disegno del Signore”.

Don Pino Esposito

Don Pino Esposito - L'esempio di San Giuseppe

Don Pino Esposito Foto di Don Pino Esposito Parroco delle Parrocchie della SS.Trinità in San Donato di Ninea, di Santa Rosalia, e del SS. Salvatore in Policastrello
       
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