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Le indulgenze: liberazione dal peccato e riconciliazione con Dio

Dal primo Giubileo ufficiale del 1300, l’elemento principale di tutti i Giubilei cristiani sono state le indulgenze. Proprio dalle indulgenze è nata l’istituzione dei Giubilei: nell’anno 1300 è cominciata, con essa è continuata (cfr. TMA 14).

Ma che cos’è l’indulgenza? Qual è la sua relazione con l’istituzione del Giubileo? La parola viene dal latino indulgere, che nel suo senso proprio significa condiscendere. Nell’antica Roma, indulgentia significava remissio tributi o remissio paenae, che gli imperatori concedevano in certe occasioni. Significa anche una specie di amnistia, nel senso di abolitio, in occasione di lieti eventi pubblici. Nell’Alto Medioevo, nell’epoca carolingia, indulgentia veniva usata come un termine tecnico per il condono di pene o di tributi, e poi per i condoni elargiti dagli imperatori cristiani specialmente a Pasqua.

Secondo la dottrina della Chiesa, espressa nella Costituzione apostolica “Indulgentiarum doctrina” di Papa Paolo VI del 1967, poi ripresa nel nuovo codice di Diritto canonico, can. 992-997 e nel Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1471-1479, “L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni acquista per intervento della Chiesa, la quale come ministra delle redenzioni, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi. L’indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati”. È per la dottrina definita dalla fede, che la Chiesa ha il potere di concedere le indulgenze e che bisogna ritenerle nella Chiesa come salutifere per i fedeli. Come anche che la colpa e la pena non sono necessariamente cancellate insieme.

Per capire l’indulgenza bisogna tener presente che il peccato ha una duplice conseguenza. Il peccato grave o mortale ci priva della comunione con Dio, della vita eterna con lui. Questa privazione di chiama la pena eterna del peccato. Nello stesso tempo ogni peccato, anche veniale, provoca nell’uomo un disordine dal quale deve essere purificato o in questa vita o dopo la morte nel purgatorio. Questa è la cosiddetta pena temporale. Il perdono del peccato nella confessione e la restaurazione della comunione con Dio comporta la remissione delle pene eterne del peccato. Rimane, però, la pena temporale del peccato.

La Chiesa ha sempre esortato i fedeli ad offrire preghiere, opere buone e sofferenze come intercessione per i peccatori e suffragio per i defunti. Nei primi secoli i vescovi inducevano ai penitenti la durata e il rigore della penitenza pubblica canonica, imposta dalla Chiesa fuori dal sacramento della penitenza per l’intercessione dei fedeli che hanno subito e sono sopravvissuti al martirio per la fede. Progressivamente è cresciuta la consapevolezza che la Chiesa ha il potere di liberare i penitenti anche dalle pene temporali per i peccati davanti a Dio, per i meriti di Cristo e dei Santi.

Per ricevere l’indulgenza plenaria, oggi si richiede una disposizione di distacco effettivo da qualsiasi peccato, anche veniale, l’attuazione di un’opera indulgenziata, per es. visita di una chiesa, il soddisfacimento, anche in giorni diversi, di tre condizioni, che sono la confessione sacramentale, la comunione eucaristica e la preghiera secondo l’intenzione del Papa.  

Don Pino Esposito

Don Pino Esposito - Le indulgenze: liberazione dal peccato e riconciliazione con Dio

Don Pino Esposito Foto di Don Pino Esposito Parroco delle Parrocchie della SS.Trinità in San Donato di Ninea, di Santa Rosalia, e del SS. Salvatore in Policastrello
       
      S.Donato di Ninea,       Italia    
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