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L'eredità agostiniana di Santa Rita da Cascia: semplicità, umiltà e totale devozione a Cristo come vie maestre per la santità

Madre, sposa di Cristo, Santa e Avvocata dei casi disperati. L'eredità spirituale di Santa Rita da Cascia è dirompente e sempre attuale. La sua vita è un esempio unico di come, tra tante fatiche e difficoltà, si possa comunque arrivare alla santità grazie alla semplicità, all'umiltà e, soprattutto, alla riappacificazione il cui epicentro è la totale devozione a Cristo. Ed è proprio questa santità alla portata di tutti il più grande lascito della vita e degli insegnamenti di Santa Rita.

Santa Rita da Cascia nacque a Roccaporena nel 1371. Viene battezzata con il nome di Margherita. Rita ebbe una forte vocazione monacale fin da giovanissima. Tuttavia, i genitori preferirono darla in sposa a Paolo, figlio di Ferdinando Mancini, tra il 1378 e il 1388. Rita era una donna e una moglie umile, religiosa e caritatevole. La vita familiare di Rita fu semplice e laboriosa. Educò i figli cristianamente, si prese cura amorevolmente dei genitori una volta divenuti anziani e rasserenò il coniuge nei momenti di sconforto. La vita matrimoniale di Rita scorreva tranquilla ma, una sera del 1410, il marito Paolo venne assassinato dai suoi nemici che vollero vendicarsi di torti subiti in passato. Un anno dopo la morte di Paolo, Rita perse anche i suoi figli, rimanendo da sola. Pian, piano riemerse così la sua vocazione monacale mai sopita.

Rita si recò allora a Cascia, presso il monastero di Santa Maria Maddalena, dove con grande umiltà chiese di entrare come monaca agostiniana per vivere secondo la Regola di S. Agostino. Fu rifiutata, non tanto perché vedova, ma perché l'assassinio del marito era avvenuto da poco. Solo nel 1407 riuscì ad essere accolta nel monastero, dove per 40 anni si dedicò totalmente a Dio, proseguendo la sua opera di pace e carità all'insegna di una totalizzante devozione a Cristo, talmente forte che, nel 1432, mentre era racchiusa in un'intensa preghiera, fu trafitta alla fronte da una spina della corona, la cui ferita rimase aperta fino alla morte. Nel 1443 si ammalò gravemente e dovette rimanere a letto per lunghi anni. Rita morì il 22 maggio del 1447 e fu santificata solo il 24 maggio 1900 Papa Leone XIII.

L'eredità agostiniana di Santa Rita da Cascia traccia il percorso verso la santità. Una santità che, grazie all'esempio dell'Avvocata dei casi disperati, diventa alla portata di tutti. Rita, infatti, è un esempio non solo per chi ha scelto la vita monastica, ma anche per tutte le figlie, le madri, le spose dei giorni nostri. E la santità di cui è portatrice dovrebbe essere l'obiettivo di tutti i fedeli di Gesù Cristo. Una santità che, sulla base della spiritualità agostiniana, è fatta di saggezza, amore, totale servizio a Dio, perdono e forza della fede. Rita perdonò come Cristo perdonò, sulla croce, i suoi crocifissori: perdonò immediatamente gli assassini del marito Paolo e agì sui figli per convincere anche loro a perdonare. Il suo eroico perdono dovrebbe essere il faro di ogni servitore di Cristo. La semplicità, l'umiltà e la forza della sua fede gli strumenti per arrivare a Dio tralasciando il male che arrecano le spine della vita. Rita, con il dolore passò, avrebbe dovuto perdere la sua fede ma, invece, ha solo rafforzato la sua completa e incondizionata devozione a cristo. 

Don Pino Esposito

Don Pino Esposito - L'eredit�� agostiniana di Santa Rita da Cascia

Don Pino Esposito Foto di Don Pino Esposito Parroco delle Parrocchie della SS.Trinità in San Donato di Ninea, di Santa Rosalia, e del SS. Salvatore in Policastrello
       
      S.Donato di Ninea,       Italia    
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