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Immigrazione e Schengen: come i muri di cemento stanno dividendo l’Europa

Entro fine anno un nuovo muro di cemento, alto quattro metri e lungo circa un chilometro verrà costruito nel porto francese di Calais per impedire ai migranti che vivono nella cosiddetta “Jungle” (il campo profughi più grande d’Europa dove stazionano circa 8 mila migranti) di varcare il confine imbarcandosi per l’Inghilterra. Un investimento da 2,7 milioni di euro che fa parte di un accordo più ampio deciso a marzo 2016, in occasione di un vertice franco-britannico, in cui la Gran Bretagna aveva accordato alla Francia un aumento degli aiuti di 20 milioni di euro per gestire la crisi dei migranti nella “giungla” di Calais. Un nuovo muro che si aggiunge agli altri già esistenti e in costruzione in un’Europa sempre più divisa, quello annunciato dalla Gran Bretagna è, infatti, solo uno dei tanti muri anti-immigrati che dividono l’Europa: negli ultimi anni sono state progettate e annunciate barriere anche tra Serbia e Ungheria, Austria e Italia, Macedonia e Grecia, Bulgaria e Turchia, tra zona greca e zona turca di Cipro e tra la Belfast cattolica e quella protestante in Irlanda del Nord. I primi sono stati gli Ungheresi con il muro di Viktor Orbán: una barriera di rete d’acciaio e filo spinato che aveva suscitato le reprimenda dell’Unione Europea, ancora infatuata dalla politica delle “porte aperte” sposata come una bandiera da Angela Merkel. Hanno seguito in breve tempo con misure analoghe anche Slovenia, Macedonia ed Austria. Il muro al Brennero, che dividerà per 370 metri il Tirolo italiano da quello austriaco, potrebbe diventare il simbolo del fallimento dell’Europa sulla questione dei profughi e riportare indietro le lancette della storia a quando per un secolo il Sudtirolo ha sofferto a causa della separazione dal resto del Tirolo.

Secondo una ricerca de L'Espace Politique  i flussi non cambiano in relazione alla costruzione o al rafforzamento dei muri, ma in base alla motivazione delle partenze. I vari muri quindi non possono fermare le ondate migratorie, piuttosto possono deviarli verso i confini di Paesi meno controllati: i flussi migratori non si riducono in base alle barriere, ma semplicemente cambiano rotta. Fino ad oggi i Paesi membri della UE hanno promosso politiche diverse da quelle che Bruxelles vorrebbe e spesso in contrasto le une con le altre, emerge infatti dai rapporti e dalle ricerche che all'interno della stessa Europa non esiste un unico elettorato europeo che abbia obiettivi condivisi, ma che gli Stati nazionali rispondono solo alle richieste del proprio popolo.

Per i medici di Doctors of the World, che lavorano all’interno dei campi di Calais, «Non servono muri, ma ponti per affrontare una crisi umanitaria che sembra senza fine». Forte anche la presa di posizione di Amnesty International che afferma dal portavoce britannico Steve Symmonds che il muro «è un ulteriore esempio della mancanza di leadership e della sconcertante incapacità dei governi europei di trovare una soluzione che abbia un po’ di umanità».

Nel giro di pochi mesi la parte sud-orientale del Vecchio Continente è stata solcata da trincee e reticolati che ricordano quelli delle ultime guerre. Servirà veramente un muro a fermare il flusso di persone disperate in fuga da conflitti e miseria ed in cerca di un futuro migliore? Probabilmente si tratterà ancora una volta di un minuscolo ostacolo che i clandestini supereranno semplicemente spostandosi di qualche km, non azzererà né ridurrà il problema. Il Trattato di Schengen, che proprio della libertà di circolazione tra paesi membri era stato la bandiera, è messo in discussione con il passare dei mesi e rischia di non sopravvivere alla mutata situazione socio-politica europea. Da quel 9 novembre 1989, anno della caduta del più famoso dei muri mai costruiti ossia quello di Berlino, la storia del mondo è cambiata radicalmente ma molto spesso ci dimentichiamo cosa quella data e quella vicenda abbiano significato per noi.

Don Pino Esposito

Immigrazione e Schengen: come i muri di cemento stanno dividendo l'Europa

Don Pino Esposito Foto di Don Pino Esposito Parroco delle Parrocchie della SS.Trinità in San Donato di Ninea, di Santa Rosalia, e del SS. Salvatore in Policastrello
       
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