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La vita contemplativa femminile: la forza della consacrazione a Dio

Il 22 luglio 2016 è stata pubblicata la Costituzione Apostolica “Vultum Dei quaerere”, dedicata alla vita contemplativa femminile nei monasteri. Papa Francesco, ancora una volta, sottolinea l’importanza della componente femminile della Chiesa e crea un continuum  con l’operato di Papa Pio XII il quale, 66 anni fa, diede vita alla Costituzione Apostolica “Sponsa Christi”. In “Vultum Dei quaerere” , il Santo Padre ricorda che, al giorno d’oggi, “notte oscura del tempo”, vi è un’estrema necessità di monache contemplative, “fari che illuminano il cammino degli uomini e delle donne del nostro tempo”. 

La Chiesa ha sempre manifestato grande amore per gli uomini e le donne che hanno deciso di vivere in toto in Cristo e per Cristo in maniera incondizionata. Nel corso della storia, la vita contemplativa monastica ha assunto un volto sempre più femminile, diventando il cuore pulsante della preghiera continua. La vita contemplativa femminile, ricorda il Vescovo di Roma in “Vultum Dei quaerere”, ha subìto un’evoluzione lungo i secoli della storia della Chiesa: si è passati, infatti, dalla primitiva esperienza individuale delle vergini consacrate a Cristo ad un ordine costituito, istituzionalizzato e riconosciuto dalla Chiesa.  Quest’ultima, rammenta la Costituzione Apostolica, ha sempre riconosciuto nella Vergine Maria la summa contemplatrix (Dionigi il Certosino, Enarrationes) la quale, “Dall’annunciazione alla risurrezione, attraverso il pellegrinaggio della fede culminato ai piedi della croce, Maria resta in contemplazione del Mistero che la abita” (“Vultum Dei quaerere”). 

In che cosa consiste la vita contemplativa? L’etimologia del verbo “contemplare” è rappresentativa dell’essenza del significato della consacrazione a Dio e del vivere in Sua contemplazione. “Contemplare” deriva dal latino “cum (con) templum (spazio del cielo)”. Nell’antica Roma il sacerdote, l’augure, interrogava gli dèi per conoscere il loro volere attraverso il volo degli uccelli. Egli sollevava il lituo e, con un ampio gesto, circoscriveva la porzione di cielo che avrebbe osservato. Attraverso questa con-templazione giungeva a stabilire se le divinità gradivano o meno una scelta presa dagli uomini. Dall’osservare il volo degli uccelli, “con-templare” ha assunto un significato più generale: sollevare lo sguardo e il pensiero verso una cosa, che desti meraviglia o riverenza; fissare tanto il pensiero nelle cose divine da non curarsi in altro modo delle cose del mondo. Il contemplativo è, la persona che rivolgere il suo sguardo costantemente a Dio, considerato l’unum necessarium. Il contemplativo capisce l’importanza delle cose, ma non consente loro di bloccare mente e cuore. Egli o ella ha costantemente il volto rivolto verso Dio, come Cristo Gesù ha il volto rivolto verso il Padre. Lo Spirito Santo allora infonde nel contemplativo pace, serenità e pienezza di spirito, allontanandolo dalla futilità dell’aspetto materiale del mondo. È ovvio che la vita contemplativa può esser messa a dura prova, essa può diventare terreno fertile per varie tentazioni e lotte interne spirituali. Solo la fede, la preghiera e la forza di spirito che sprigiona la contemplazione possono scacciare “il più prezioso degli elisir del demonio”, ossia la tentazione di rifuggire da ciò che dà la vita eterna e attaccarsi all’effimero e al fugace, ossia ad una “tristezza dolciastra, senza speranza” (“Vultum Dei quaerere”).  

Non bisogna cadere nell’errore e associare la vita contemplativa esclusivamente ad un ordine monastico. La contemplazione latu sensu intesa può divenire, infatti, una pratica e un valore aggiunto per la vita di tutti coloro che hanno deciso di improntare la loro quotidianità agli insegnamenti di Gesù Cristo Nostro Signore. Vivere costantemente con lo sguardo rivolto verso Dio vuol dire, infatti, vivere nella preghiera costante, come ricorda anche Benedetto XVI; vuol dire attribuire un ruolo cruciale alla parola di Dio nella vita individuale e collettiva; vuol dire affidarsi al Sacramento dell’Eucarestia e di una delle sue principali espressioni, la Riconciliazione; vuol dire, infine, vivere intingendo di fraternità le relazioni personali all’interno della comunità di appartenenza, facendo di una pluralità di soggetti “un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32). 

 

Don Pino Esposito

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Don Pino Esposito Foto di Don Pino Esposito Parroco delle Parrocchie della SS.Trinità in San Donato di Ninea, di Santa Rosalia, e del SS. Salvatore in Policastrello
       
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