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Il terrorismo non ha religione

Dal Bataclan a Nizza, passando per gli attentati di Bruxelles, negli ultimi nove mesi l’Europa è stata sconvolta da numerosi attacchi contro la pace. Una follia omicida che, molto spesso, non ha avuto pietà neppure per i bambini. In tutti i casi, si è trattato di attacchi terroristici definiti di “matrice islamica” in quanto rivendicati da esponenti di Daesh. Dall’etichetta data a questi attentati al fomentare odio indiscriminato e ingiustificato contro tutti i musulmani, il passaggio è sempre stato veloce e “naturale”. Proprio per questo è estremamente importante sottolineare e spiegare che, in realtà, il terrorismo non ha religione.  Non a caso, in maniera unanime, tutte le religioni hanno sempre condannato gli atti di violenza in nome di Dio. Dio (o Allah, in questo caso), infatti, non può e non deve essere utilizzato per giustificare stragi che nulla hanno a che vedere con Dio.

Chi si rende autore di stragi come quelle compiute nell’ultimo periodo in Europa, può essere definito solo come un “assassino spietato” oppure, usando l’espressione di Papa Francesco, come un “cuore dei violenti accecati dall’odio“. E’ giunto il momento, dunque, di non più collegare una religione al terrorismo. Da un simile collegamento conseguono soltanto implicazioni negative: esso non consente di analizzare il problema in nuce e, quindi, impedisce di cercare di eradicarlo definitivamente; instilla odio profondo, indiscriminato e ingiustificato nei confronti di tutti i fedeli di Allah. Tutti sono sopraffatti dalla paura, identificano il nemico con l’Islam e gli immigrati, scatenando un mix esplosivo di rabbia e odio.

Tuttavia, l’unica verità è che il terrorismo non ha religione. Si tratta di una verità che occorre spiegare e predicare a tutti i livelli. Le statistiche più accreditate affermano che la maggior parte delle vittime degli attentati terroristici nel mondo è costituita da musulmani. Tra gli stessi musulmani c’è la paura di essere le prossime vittime del terrorismo internazionale. Dopo gli attentati di Nizza, ad esempio, numerose sono state le foto di madri mediorientali che guardavano allibite, piangendo tutti i corpi dei bambini che hanno perso la vita sulla Promenade des Anglais. Si tratta delle stesse madri musulmane, le quali vedono morire i loro figli e i loro mariti durante gli assedi praticati dallo stesso Daesh in Medio Oriente, in nome di Allah. Infine, tutti i sermoni delle moschee hanno sempre condannato il terrorismo all’indomani di un attacco. Le comunità islamiche francesi, in ogni occasione, hanno sempre esortato i loro fedeli a pregare per le vittime delle stragi di matrice terroristica. In Italia, da est a ovest, tutte le comunità islamiche hanno sempre condannato gli attentati: “I criminali sono criminali e basta e come tali devono essere affrontati unendo tutti insieme i nostri sforzi su tutti i livelli”, ha affermato la Comunità islamica del Trentino Alto Adige in una delle sue ultime dichiarazioni. “Siamo stanchi. Stanchi delle violenze in tutto il mondo. Stanchi dell’odio. Dell’odio che si nutre di odio e genera altro odio e altra violenza. Questa è una piaga“, citando, inoltre, le parole di Husein Salah, Presidente della Comunità dei Musulmani, Liguria.

A ragion veduta, appare quindi chiaro, urgente e prioritario smettere di identificare il terrorismo internazionale con la religione, in questo caso con l’Islam. Oggi, il terrorismo internazionale si configura come un’entità liquida e camaleontica. È noto che esso sia dotato di un cervello centrale, che non si è in grado di localizzare né di individuarne il principale esponente. Al momento, gli Stati che cercano di contrastare il terrorismo continuano a fare i conti solo con la morte, la tensione e i proseliti che esso è in grado di generare. Per tali proseliti, tuttavia, l’Islam è solo un mero fil rouge di comodo, usato in maniera impropria come elemento identificativo e aggregatore.

L’odio contro i fedeli di Allah e gli immigrati non è dunque la soluzione per combattere il terrorismo. Oltre ad essere uniti nella preghiera e nella fede, occorre guardare a mente lucida al terrorismo internazionale, che è privo di religione e dotato solo di rabbia, odio e follia omicida aconfessionali. 

Don Pino Esposito

Don Pino Esposito - Il terrorismo non ha religione

Don Pino Esposito Foto di Don Pino Esposito Parroco delle Parrocchie della SS.Trinità in San Donato di Ninea, di Santa Rosalia, e del SS. Salvatore in Policastrello
       
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